VERGOGNA SULLA 460 - Ancora spazzatura sulla strada del Gran Paradiso: cittadini scrivono a Comuni ed ex provincia

| Dopo gli appelli (inascoltati) alla Città Metropolitana di Torino, i cittadini hanno preso carta e penna per ricordare agli enti pubblici (e non solo) il dovere di procedere alla pulizia e al controllo delle strade...

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VERGOGNA SULLA 460 - Ancora spazzatura sulla strada del Gran Paradiso: cittadini scrivono a Comuni ed ex provincia
Non passa giorno che i mucchi di spazzatura lungo l'ex statale 460 si rimpinguano di nuovi oggetti. Dai materassi ai sanitari, dai mobili ai pneumatici. Dopo gli appelli (inascoltati) alla Città Metropolitana di Torino, i cittadini hanno preso carta e penna per ricordare agli enti pubblici (e non solo) il dovere di procedere alla pulizia e al controllo delle strade. Abbiamo ricevuto la lettera che il blogger Francesco Corradino ha spedito, tra gli altri, all'ex Provincia di Torino, alla Regione e ai Comuni di Leinì, San Benigno Canavese, Lombardore, Rivarolo, Feletto. Lettera (come le foto) tratta dal blog sublimati.blogspot.it.
 
LA CIVILTÀ DELLA SPAZZATURA
 
«Mi piacerebbe poter parlare soltanto di civiltà, ma ahimè in quest'epoca è difficile parlarne senza parlare di sporcizia e spazzatura: inevitabile conseguenza del consumismo. Mi capita a volte, percorrendo strade extra urbane, di vedere sul ciglio della strada delle buste di plastica piene di spazzatura buttate da qualche imbecille. Ma si tratta di avvenimenti sporadici, o temporanei, perché qualcuno si preoccupa di far ripulire. In questa casistica certamente non rientrano alcune zone del canavese tra Caselle e Ivrea. Una vergogna che persiste da decenni.
 
Ho una casa nel Canavese e settimanalmente percorro la strada che da Caselle porta a Ivrea. L'ultima volta che è stata ripulita qualche zona risale ad almeno dieci anni fa, ad eccezione della zona di Lombardore-Leinì che qualche anno fa, dietro questa stessa lettera, è stata ripulita. Ma oggi è più sporca di prima, come lo sarebbe casa mia se la pulissi ogni dieci anni. Ma chi è colpevole di tale incuria? Forse il colpevole sono io stesso, perché non passo il mio tempo soltanto a scrivere lettere di protesta.
 
Penso che ogni cittadino che tutte le mattine ha facoltà di poter decidere se quel giorno vuole mangiare o vuole digiunare, lo può fare perché ha la fortuna di vivere nella società del benessere materiale. Ma non sempre il benessere è sinonimo di civiltà. La civiltà di un popolo, recita un dizionario, è Forma elevata di organizzazione sociale, raggiunta grazie a un adeguato sviluppo di conoscenze materiali e intellettuali, progresso, educazione, rispetto per gli altri e urbanità. Quindi far funzionare l'urbanità, cioè la “cosa comune” è civiltà.
 
Far funzionare la cosa pubblica non richiede un atto di eroismo: quello appartiene a chi si sacrifica, a volte fino alla morte, per un alto ideale; e non si tratta nemmeno di aspirazione alla perfezione umana: persino a Dio alcuni uomini sono venuti una schifezza. In questo caso, far funzionare la cosa pubblica consiste semplicemente nell'occuparsi degli “escrementi” abbandonati da imbecilli. Per evitare incomprensioni, mi spiego meglio: dove non arrivano gli effetti del processo di civilizzazione, devono, necessariamente, arrivare i provvedimenti di chi è pagato per gestire un bene pubblico.
 
Non riesco a credere che chi ha il dovere di occuparsi del suolo pubblico non sia capace di risolvere un problema così banale: trovare una soluzione per la pulizia. Magari cercando di colpire duramente questi imbecilli che abbandonano sulla strada la spazzatura. Qualcuno mi dirà che la saggezza consiglia di indulgere con gli imbecilli. Sono d'accordo. Ma non si può pretendere di farlo con chi imbecille non è; con chi amministra un bene pubblico. La domanda che mi faccio oggi è la seguente: chi è più incapace, chi abbandona la spazzatura in quelle aree o chi dovrebbe pulire e non lo fa? Una prima semplicistica risposta è che sono incapaci sia gli uni che gli altri. Ma devo subito smentirmi, perché questo non è possibile: vorrebbe dire che chi è pagato per amministrare una cosa pubblica è un incapace. Allora faccio un'altra ipotesi: forse non si tratta di imbecillità, ma di menefreghismo.
 
Certamente chi abbandona in quei punti divani, materassi, sedie, forni, cucine ecc. è un imbecille ignorante, perché la raccolta dei rifiuti solidi è gratuita anche a domicilio. Ma è possibile che anche gli amministratori di un bene pubblico siano imbecilli e ignoranti? Spero che non sia così; anzi dico che è impossibile! Se non è possibile istallare delle telecamere per multare chi sporca, forse basterebbe tener pulito: perché gli imbecilli se vedono sporco aggiungono la loro dose, ma se trovano pulito, alcuni, desistono dallo sporcare.   
 
Un cordiale saluto...
Francesco Corradino (blogger)
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