Affari scarsi, bilanci in difficoltà. Chiude la farmacia di Andrate e il paese resta senza un servizio essenziale. A lanciare l'allarme è Federfarma. «Una rinuncia, quella della farmacista titolare che aveva aperto la farmacia nel 2000 a seguito del concorso ordinario, che non arriva certo a cuor leggero - fa sapere Andrea Colombo, direttore di Federfarma Torino - e senza tentativi di ripristinare una situazione economica ormai insostenibile, con un fatturato già in partenza ai limiti della sopravvivenza e più che dimezzato in pochi anni». La chiusura è prevista lunedì, ultimo giorno dell'anno.

L’Asl To4, sottolinea Federfarma, a cui attiene la farmacia di Andrate, risulta una delle principali realtà in Piemonte (e la prima nella provincia della Città Metropolitana di Torino) nelle quali la distribuzione diretta è decisamente spinta. E’ proprio in questo meccanismo che risiede uno dei motivi della crisi della farmacia di Andrate a cui sono state revocate le forniture alla casa di riposo di zona.

«Questa situazione – spiega Massimo Mana, presidente di Federfarma Piemonte – mette in evidenza quello che succede alle farmacie piccole che risiedono in zone rurali alle quali viene tolta l’aria per respirare. La decisione della Regione di distribuire direttamente alle case di riposo, ha tolto alla farmacia quel minimo indispensabile per stare in piedi. Tanto è vero che negli ultimi anni questa farmacia ha dimezzato il suo fatturato».

Per Andrea Garrone, vice presidente rurali Federfarma Torino, «la chiusura di una farmacia per insostenibilità economica, soprattutto per una regione come il Piemonte che (anche a causa di alcune scelte della classe politica locale e nazionale) vive in modo più accentuato la crisi rispetto ad altre regioni, “è la risultanza delle scelte scellerate fatte da gran parte delle istituzioni in questi anni. Penso alla decisione di spingere la distribuzione diretta a discapito di quella per conto, nonostante si sia dimostrato ampiamente che la prima non porta ai risparmi ipotizzati. Anzi. O ancora, alla decisione del governo Monti di bandire un concorso straordinario che mai come in Piemonte ha creato un sovraccarico di farmacie».

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