CANAVESE - Non è facile trovare le parole per spiegare il dolore di un genitore che non può più avere vicino a sè i propri adorati figli. Ci ha provato una giovane mamma, che, dopo aver letto su Quotidiano del Canavese quanto di simile capitato ad un'altra coppia canavesana, ha deciso di farsi forza e contattare la nostra redazione per raccontare la loro vicenda.
E’ un’accorata richiesta d’aiuto quella della donna, che ha 39 anni, è casalinga, vive in basso Canavese ed è spostata dal 2018. Lei e il marito, che lavora come tecnico di laboratorio, hanno due bambini di 4 e 7 anni. «Il nostro incubo inizia di fatto nel 2024, con la prima segnalazione agli assistenti sociali da parte delle educatrici dell’asilo frequentato da mia figlia – ci spiega la canavesana – Venivano evidenziati dei presunti problemi di malnutrizione e un ritardo nel linguaggio. Nella relazione si accennava anche al fatto che andasse a scuola coi capelli sporchi. Noi però avevamo già intrapreso un percorso con una logopedista privata nel ciriacese. Non avevamo mai mancato una visita. Si erano interrotte solo perché la dottoressa era andata in maternità. Ci siamo comunque messi a disposizione, iniziando questo nuovo progetto educativo con una oss che veniva a casa per seguirci passo dopo passo. C’è stata anche la prima udienza in tribunale, dove abbiamo spiegato al giudice la nostra posizione. Nostra figlia è “certificata 104”, ma a scuola non ha un insegnante di sostegno dedicato a lei. Il bimbo piccolo, invece, non ha nessun problema».
Qualcosa, però, non va per il verso giusto e la situazione precipita a maggio 2025: «I servizi sociali ci tranquillizzavano dicendoci che andava meglio – aggiunge disperata la mamma dei due bimbi – Ma poi nelle loro relazioni non c’era traccia di questi miglioramenti. Così, il tribunale, con un’udienza a porte chiuse, ha stabilito di mandare me e i miei figli in una casa di comunità. Mi è crollato il mondo addosso. Non ho mai sentito “mia” questa soluzione. Volevo andare via da lì, perché non ero serena, mi sentivo da sola e non mi sembrava un ambiente consono per la crescita dei miei figli». A dicembre dell'anno scorso la «doccia fredda» per i due coniugi: «Ci hanno portato via i nostri figli. La bimba di 7 anni è stata mandata in una comunità e il fratellino più piccolo presso una famiglia affidataria. E’ assurdo. Li hanno addirittura separati, loro che erano molto uniti. Siamo molto preoccupati. Soprattutto per nostra figlia. Il progetto con il logopedista è, di fatto, fermo da quasi un anno. Nelle visite protette che facciamo abbiamo anche notato dei lividi, provocati probabilmente da altri bambini della comunità. Non sappiamo davvero più cosa fare».
Chiedono aiuto i due genitori: «A marzo ci sarà l’udienza decisiva per il loro futuro. Non vogliamo perdere i nostri figli». «Magari come mamma ho dei limiti, me ne rendo conto, ma voglio bene a loro. Io e mio marito li rivogliamo con noi. I bimbi erano felici insieme a noi e non erano maltrattati. Aiutateci, vi prego. Da maggio del 2025 mio marito continua a lavorare per il sostegno della famiglia pur non avendo a casa moglie e figli, la loro gioia e serenità. E' una sofferenza atroce e indicibile il silenzio. Ci dividevamo i compiti nell’ accudire i figli. Siamo coppia moderna e unita. Lui è il nostro sostegno essendo una famiglia monoreddito. Ma grazie a Dio abbiamo una casa in ordine. La nostra è una famiglia sostenuta da un lavoro nobile. Abbiamo dovuto fronteggiare spese enormi e improvvise. Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni e dai servizi sociali. Queste persone le famiglie fanno crollare. Le leggi ci sono ma sempre non le applicano. Per fortuna, abbiamo anche i nonni paterni molto uniti ai bambini. Sono tornati dal Lazio appositamente per sostenerci e aiutare i bambini, in modo che nostra figlia, seguita con la logopedia, superi le difficoltà di linguaggio e non abbia problemi da adulta. I nostri due figli soffrono, hanno avuto traumi dalla separazione forzata dal padre e da dicembre pure della madre e tra loro due. Ringraziamo chiunque aiuti noi e altre famiglie in situazioni simili a far tornare i figli a casa. In particolare diciamo grazie i nonni paterni e il pastore evangelico della chiesa Oikos, Giovanni Indelicato, che è stato da subito al nostro fianco».








