CANAVESE - Nei campi torna l’incubo Popilia, proprio nel momento in cui si aggravano i costi per le aziende agricole e i frutticoltori aspettano ancora i pagamenti per la frutta venduta ai grossisti nell’estate 2025. Il caldo intenso di questi giorni non solo ha costretto gli agricoltori a iniziare l’irrigazione prima del solito – con un conseguente aumento dei costi organizzativi – ma ha anche anticipato la metamorfosi delle larve di Popilia japonica. Nei campi si assiste a un’infestazione senza precedenti, che potrebbe portare a danni molto più gravi rispetto all’anno scorso, quando si è verificata la prima vera esplosione di questo insetto.
La Popilia japonica è un coleottero originario dell’Asia che si è diffuso in Piemonte e Lombardia, favorito dal cambiamento climatico. Si nutre di foglie e frutti giovani. L’anno scorso ha attaccato soprattutto la vite (nelle prime due foto della gallery i danni ad un vigneto di Erbaluce), il nocciolo e i frutteti nel Canavese; quest’anno, a causa del suo sviluppo precoce, è segnalata anche sulle colture orticole e sul mais. L'insetto inizia a fare la sua comparsa persino nei giardini di Torino e sulle piante da balcone che, in aree come il Novarese, vengono assalite e interamente distrutte nell’arco di una sola giornata.
«Riceviamo, ora dopo ora, una serie impressionante di segnalazioni da parte dei nostri soci – riferisce il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – lo sviluppo esponenziale dovuto al caldo anticipato sta diffondendo la Popilia in un areale molto più vasto dell’anno scorso, proprio mentre le nostre aziende affrontano un’annata già difficilissima. Le imprese agricole hanno dovuto fare i conti con i costi per le semine e per la preparazione di campi, serre e frutteti, cresciuti del 60% a causa delle speculazioni legate alla guerra. Hanno dovuto iniziare l’irrigazione del mais un mese prima del solito, con un ulteriore aggravio dei costi di gestione. A ciò si aggiunge il problema dei pagamenti: i frutticoltori devono ancora ricevere il saldo della frutta venduta ai grossisti addirittura l’estate scorsa. Nel frattempo è iniziata la campagna 2026 e le aziende si trovano con costi maggiorati, rischio di insolvenze e la Popilia nei campi. Ricordiamo, ancora una volta, che i problemi dell’agricoltura non riguardano solo il nostro settore, ma toccano da vicino il cibo di tutti».












