CANAVESE - Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo un appello che è anche uno spunto di riflessione. Ce l'ha inviato una lettrice canavesana che, via mail, ha affidato alla redazione di QC un suo personalissimo sfogo al culmine di un momento piuttosto delicato che sta vivendo. La lettera si apre con un titolo eloquente: «L'Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma non per tutti».

«Sono una donna di circa quarant'anni, con più di vent'anni di esperienza, nello stesso settore lavorativo. L'azienda per cui lavoro da oltre dieci anni è in crisi e, a breve, dovrà "alleggerire il carico", lasciando a casa qualcuno dei suoi dipendenti. Probabilmente, dato che il mio ruolo, è stato assorbito dalla proprietà, io sarò una di quelle persone, che perderà il lavoro. Attualmente, si sta sfruttando la cassa integrazione Covid, l'unico ammortizzatore sociale di cui si ha diritto, data la piccola realtà imprenditoriale, che al momento, è stata prorogata fino a fine anno. 

Ovviamente, mi sto guardando intorno da tempo, dato che non posso assolutamente permettermi di restare senza lavoro, ma continuo ad imbattermi in una triste realtà. Ho fatto qualche colloquio, sentendomi onorata di essere apprezzata come persona, sia nel modo di pormi, che professionalmente, ma ad un certo punto del colloquio, sento dirmi sempre le stesse parole : "Lei probabilmente è preparata e seria, ma data l'età, non rientra nelle fasce che hanno diritto ai consistenti sgravi fiscali, promossi dallo Stato, per gli under 36 e per gli over 50"! 

Ora, la domanda mi sorge spontanea: data la mia attuale situazione, è meglio che io continui a restare in cassa integrazione Covid e poi magari, anche in disoccupazione, o che invece, mi sia data la possibilità di cambiare lavoro, non gravando più sulle casse dello Stato? Non si tratta di voler cambiare lavoro per un avanzamento di carriera, più che comprensibile alla mia età, ma di una necessità prioritaria. Sicuramente non sono l'unica persona a trovarsi in questa situazione ed a maggior ragione, vorrei divulgare questa problematica, che discrimina e pone in seria difficoltà, molte persone della mia età». (lettera firmata)

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