La storia del Banco Alimentare e della Colletta sono innanzitutto la storia di tante persone. Da quando nel 1989 è nata la Fondazione del Banco Alimentare Onlus, queste singole, uniche storie hanno scritto giorno dopo giorno una “storia” sempre più grande, di condivisione, di soddisfazioni e di fatica, soprattutto di risposta al bisogno di chi è nel bisogno. Sono passati quasi trent’anni da quel momento, eppure l’impegno di queste storie, di questi 1800 volontari che, coordinati dal personale dipendente, svolgono quotidianamente il proprio compito non è sufficiente, c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

Come? Grazie alla Colletta che da 22 anni, l’ultimo sabato di novembre, aiuta chi ha bisogno. E’ il motto della Colletta: Condividere il bisogno per condividere il senso della vita. Così anche quest’anno, sabato 24 novembre, avrà luogo la #Colletta18. E’ tutto semplice: si acquistano beni alimentari a lunga conservazione (ad esempio tonno, legumi, pelati, alimenti per l’infanzia, olio, biscotti) e si donano ai volontari, che sono quasi 150.000, all’uscita dei supermercati. Quali? Tantissimi, oltre 13.000 punti vendita in tutta Italia. Quasi tutte le principali catene di supermercati ed ipermercati partecipano. Il Canavese, come tutto il Piemonte non è da meno.

L’anno scorso nella nostra regione, in oltre 1200 supermercati sono state raccolte 770 tonnellate di alimenti. Tutto questo grazie alla generosità di 700mila piemontesi. A livello nazionale le tonnellate sono state 8.200. Nel 2018 si può fare di più. Serve il sostegno di tutti! E chi non può andare al supermercato può contribuire direttamente alla colletta tramite il numero telefonico solidale 45582. Per conoscere dove viene svolta la colletta basta consultare il sito www.collettaalimentare.it.

Un modo semplice per aiutare chi ha bisogno, seguendo l’invito di papa Francesco pronunciato per l’appena trascorsa Giornata Mondiale per i Poveri: «Che cosa esprime il grido del povero se non la sua sofferenza e solitudine, la sua delusione e speranza? La risposta è una partecipazione piena d’amore alla condizione del povero. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello o di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. Il grido del povero è anche un grido di speranza con cui manifesta la certezza di essere liberato». (P.R.)

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