Diciotto anni di insulti, botte ed umiliazioni. Poi la figlia, che ha appena undici anni, si ribella e la convince a denunciare tutto ai carabinieri. Un padre-padrone di 44 anni, originario della Romania, è a processo al tribunale di Ivrea per maltrattamenti aggravati e continuati, commessi ai danni dell'allora moglie e della figlia. La coppia, prima ancora della nascita della loro unica figlioletta, erano partiti dalla Romania in cerca di fortuna. Destinazione Piemonte, il Canavese, un piccolo centro della Valle Sacra. Fila tutto liscio per un po', poi l'indole violenta del marito viene a galla. E allora sono botte, insulti, minacce di morte.

Nel 2005 nasce la loro bambina. Sembra una ventata d'aria nuova, la concreta possibilità di voltare pagina a una storia che ormai è agli sgoccioli. Invece, passata l'euforia iniziale, l'uomo torna quello di prima. E quando cresce, se la prende anche con la bambina. In questo clima di terrore, fatto di minacce e violenze fisiche, è proprio la piccola a prendere in mano la situazione. Nella primavera del 2016 la situazione precipita. Dopo l'ennesima lite, ma madre cerca di reagire ma il padre violento la blocca: «Chiama pure i carabinieri: se lo fai vi brucio entrambe». A quel punto la bambina, che ha solo 11 anni ma un coraggio grande così, dopo l'ennesima lite, gli schiaffi e le minacce, decide che è il momento di farla finita.

Chiede alla mamma di non lasciarla più da sola con il padre, le dice di trovare una soluzione, di scappare di casa, di denunciare tutto. Così la donna, dopo 18 anni di sofferenze, trova il coraggio di andare dai carabinieri. Mette nero su bianco la sua situazione e scappa con la figlia, protetta dai militari che attivano tutte le precauzioni del caso per fare in modo che i due non si incontrino mai più. L'altra mattina l'intera vicenda è stata ricostruita in tribunale a Ivrea dove entro fine anno è attesa la sentenza a carico del marito padrone.

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