CASELLE - Non è colpa del maggiore dell’aeronautica militare Oscar Del Dò se la piccola Laura Origliasso ha perso la vita nel tragico incidente di due anni fa. Il 16 settembre, la Freccia Tricolore guidata da Del Dò, precipitò nei pressi dell’aeroporto di Caselle, incendiando l’auto su cui viaggiava la bambina con la famiglia. Laura aveva solo cinque anni.
Secondo la procura di Ivrea l’incidente fu causato da un birdstrike: un volatile finito nel motore del jet che ha provocato il blocco improvviso della turbina. Per questo motivo, la procura ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo a carico del pilota. Del Dò, secondo le conclusioni degli inquirenti, non avrebbe potuto fare nulla per evitare l’impatto. La prova più solida è nell’audio della scatola nera: il pilota grida chiaramente «Bird strike, ho fatto un bird strike». A conferma, anche i dati del registratore di volo indicano il malfunzionamento come conseguenza dell’ingestione di un corpo estraneo nel motore. Per il pilota è stata chiesta l'archiviazione dalle accuse.
Resta tuttavia aperto un altro fronte investigativo. Gli investigatori, infatti, ipotizzano responsabilità colpose legate alle dotazioni di sicurezza e alle misure preventive adottate (o meno) nello scalo di Caselle. Gli accertamenti, quindi, proseguono per valutare eventuali responsabilità di enti o soggetti coinvolti nella gestione aeroportuale. Per i genitori di Laura, assistiti dall’avvocato Luigi Chiappero, resta la possibilità di opporsi all’archiviazione. Ma la strada tracciata sembra ormai definita: Oscar Del Dò non avrebbe colpe dirette nella tragedia.






