Rito della lavanda dei piedi estremamente simbolico, questa sera, nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Castellamonte. Il parroco don Angelo Bianchi, infatti, durante la liturgia del giovedì Santo, ha riproposto il gesto che Gesù ha fatto durante l'ultima cena, a beneficio di dieci profughi attualmente ospiti della casa parrocchiale di Borgiallo. La cerimonia è stata accompagna da un significativo intervento dell'arciprete che non ha dimenticato di citare anche i recenti attacchi terroristici.
 
«Tutti quanti amiamo il nostro Papa Francesco - ha detto don Angelo Bianchi - il Papa ci dice di accogliere. Ecco, noi questa sera siamo qui anche per questo. Perchè, prima o poi, di fronte a queste persone, dovremo rispondere di quelli che sono rimasti in fondo al mare. Loro sono fratelli che cercano una nuova vita. Spirituale, religiosa e morale. Abbiamo il dovere di accoglierli».
 
Don Angelo ha ribadito più volte che i profughi, scappando dalla guerra, lasciano paesi lacerati dall'odio, dove le chiese sono state distrutte e i preti uccisi. «La lavanda dei piedi rappresenta il battesimo, la chiesa, il servizio e il sacerdozio. Tutti siamo invitati a testimoniare il Cristo a questi giovani in fuga, desiderosi di accoglienza e comprensione». Poi un riferimento agli ultimi fatti di cronaca: «Dobbiamo cambiare mentalità. Il diverso non può farci paura ma ci deve arricchire. Loro portano nuova vita in un Europa stanca che pensa solo al potere economico. Sono le armi prodotte da noi che armiano la mano di tanti delinquenti. Abbiamo il compito di distinguere: un conto sono i terroristi e un conto sono i nostri fratelli che arrivano da terre lontane. I nostri fratelli islamici sono un'altra cosa e noi li dobbiamo accogliere».

Galleria fotografica

Articoli correlati