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CANAVESE - La felicità più grande, diceva Madre Teresa di Calcutta, è essere utili agli altri. Per questo, per i canavesani in questi giorni di torrida estate è un tonico di rinfrescante felicità il sorriso di Varvara. La 12enne ucraina, arrivata nel novembre del 2025 in Italia e in Canavese insieme ai suoi genitori per ricevere quelle cure mediche adeguate che, a causa della guerra, non erano più possibili nel suo Paese, ha vinto la sua importante battaglia contro la malattia: un grave tumore maligno.

Ad annunciare la buona notizia, dopo l'esito degli ultimi esami a cui si è sottoposta la giovane, è stata l'associazione castellamontese La Memoria Viva, che per prima ha preso a cuore la storia di Varvara: «Era l’11 novembre quando la piccola principessa Varvara ha toccato il suolo italiano con la sua famiglia dall'Ucraina, direzione Castellamonte e poi di li Ivrea e Torino. Aveva un grave cancro alla gola e il cuore pieno di paura e con lei tutta la sua famiglia. Da quel momento, noi di Memoria Viva siamo diventati la sua ombra: abbiamo organizzato l'evacuazione, l'abbiamo accolta a Castellamonte, protetta e supportata in ogni bisogno materiale. Accanto a noi, come una vera squadra, un'équipe medica straordinaria pronta a combattere una guerra feroce contro il tempo. Tutto è iniziato pochi giorni prima. Il 6 novembre scorso abbiamo ricevuto quella disperata chiamata di soccorso dall'Ucraina. Non sapevamo cosa fare, ma dovevamo agire assolutamente; il cuore grande del caro Ugo Scarlato ha tracciato la via. È stato il primo a dirci, senza esitare un solo secondo dopo aver letto i documenti medici: "Andate subito, non c'è tempo, io sono con voi". Quelle parole ci hanno dato il coraggio di partire immediatamente per Leopoli, punto di incontro con Varvara e i suoi genitori».

Da quel giorno è iniziato un cammino lunghissimo, fatto di sofferenza, resistenza e una forza sovrumana. Il cancro ha provato più volte a giocare un brutto scherzo alla coraggiosa 12enne e ai suoi cari: «Non aveva fatto i conti con il muro d'amore che abbiamo costruito intorno a lei - continuano da La Memoria Viva - Nei giorni scorsi il grido di gioia più grande. La Tac è negativa. La chemio in vena è finita. Abbiamo vinto noi, Varvara ha vinto. Quel maledetto cancro che voleva strapparle la vita si è dovuto arrendere davanti alla forza di questa splendida guerriera. Certo, la strada non è ancora del tutto finita. Il percorso ora prevede ancora 6 mesi di terapia chemio in pastiglie e controlli settimanali, oltre a un intervento chirurgico per la ricostruzione del palato molle. Ma la cosa più importante, quella che ci fa respirare e piangere di gioia, è che il mostro non c'è più. La vita ha vinto, l'amore ha vinto anche questa volta».

C'è un grazie speciale che arriva da La Memoria Viva, da Varvara e dai suoi familiari: «Un immenso grazie e la nostra gratitudine vanno, dal profondo del cuore, a tutti coloro che in questi lunghi mesi ci sono stati vicini, senza lasciarci mai soli. Grazie a chi si è prodigato in ogni modo per lei, e a chi ha pianto e pregato nei momenti più bui. Ringraziamo di cuore il sindaco, Pasquale Mazza, l’amministrazione comunale di Castellamonte, ma soprattutto l’ufficio anagrafe per l’accoglienza e per la disponibilità che hanno avuto sin dal primo momento che Varvara è arrivata in città. Grazie al dottor Giuseppe Bartemucci per aver aiutato a trovare una location meravigliosa dove trascorrere i pochi momenti fuori dall'ospedale assieme alla sua amata famiglia e alla cara a Paola Massaglia. Grazie ancora una volta, infinitamente, a tutti i medici, agli infermieri e alle Oss del Regina Margherita, angeli terreni che hanno curato Varvara con una professionalità e un'umanità straordinarie. E un grazie eterno al nostro angelo custode, Ugo Scarlato: la sua guida e il suo supporto sono stati la luce che ha dato inizio a questo miracolo. Oggi per lei il buio è finito, oggi si torna a vivere».