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CASTELLAMONTE - «Ciao Willy, sarai sempre con noi». E' la scritta che campeggia su un maxi striscione dedicato a Guglielmo Valenzano. Willy, come era chiamato e conosciuto da tutti, è stato strappato all'affetto dei suoi cari da un malore fatale, che lo ha colpito giovedì 6 agosto 2026, mentre si trovava a Muriaglio di Castellamonte.

Willy Valenzano era nato nel 1953 e a fine mese avrebbe compiuto 73 anni. E' stato, prima della meritata pensione, lo storico postino di Castellamonte, ma soprattutto un punto di riferimento vitale per l'intera comunità locale. In tanti hanno preso parte lunedì scorso, 10 agosto, a Muriaglio ai funerali del castellamontese.

Sui social Willy Valenzano è stato ricordato da un lungo ed emozionante messaggio pubblicato sulla pagina della Società di Mutuo Soccorso Agricola e Operaia di Muriaglio: «E’ mancato Willy. Era una persona così buona, sempre disponibile, sempre disposta a dare una mano, a fare festa, a mettersi a disposizione per tutti in qualsiasi circostanza. Presente in ogni occasione, un personaggio, una persona semplice, per bene, spontanea, che non faceva mai mancare il proprio sorriso. Ci rimarrà un grande dolore e sarà sempre nei nostri cuori. Condoglianze alla famiglia. E bón ! Per le banalità dei social avremmo finito qui. In realtà Willy era sicuramente questo ma anche qualcosa di molto differente. Era uno degli ultimi “frutti” di una Comunità, quella di Muriaglio, che chi ha qualche anno in più e qualche capello in meno ha ancora avuto modo di praticare. A cominciare da quel particolare nome (Willy) che lo caratterizzava e che non era frutto di una decisione della famiglia. Gli è rimasto appiccicato addosso da piccolo solo perché il suo vicino di casa di allora (un anziano signore tornato in paese dopo anni di emigrazione in America) era solito farlo giocherellare sulle ginocchia al canto di una vecchia canzoncina per bambini, in voga nei paesi anglosassoni, dal titolo "Wee Willie Winkie". Meccanismi strani di una “cultura” a volte neppure più immaginabile. Di una “civiltà” in cui eri un individuo completo solo se facevi parte di una collettività ad iniziare dalla propria storia famigliare».

«Willy era anche il nipote di “Vierm dël Pifër” che fabbricava le botti per tutti in paese e all’occorrenza anche le casse da morto. Il figlio di “Mini” che costruiva mobili e serramenti e nel “tempo libero”, in inverno, faceva il norcino e di Costantina che per una vita ha sfacchinato dietro alla famiglia, alla campagna e alle “bestie” un po' casalinga e un po' contadina. Il figlioccio di “Pero ‘d Cëcca”, contadino e bracciante, che ha passato l’esistenza a coltivare campi e vigne sulle nostre colline e, durante le feste, a bere qualche bicchiere di troppo… ma di quello buono - concludono dalla Smsao di Muriaglio - Essere parte di una Collettività è fondamentalmente questo: portarsi dietro una identità che va oltre a quella individuale e non scordarsi mai da dove si viene. La perdita di Willy lascia un vuoto che nessuno potrà colmare perché non è la scomparsa di una singola persona ma l’estinguersi di una parte della storia della nostra Comunità. Ed è ancor più amara perché quella cultura sta ormai completamente svanendo. I tentativi che a volte si fanno per ridargli vita sono non solo disperati e grotteschi ma inutili».