CHIVASSO - Sarebbe stata una rarissima malattia genetica a causare la morte del dodicenne Andrea Vincenzi, giovane portiere di calcio, dopo essere stato visitato più volte al pronto soccorso dell'ospedale di Chivasso dove inizialmente era stato trattato per una pertosse.
Per diversi mesi l'attenzione degli inquirenti si era concentrata sull'ipotesi che il percorso diagnostico e terapeutico potesse aver avuto un ruolo determinante nella tragedia. Tuttavia, le conclusioni dell'incidente probatorio delineano un quadro molto diverso.
Secondo la consulenza medico-legale, il decesso di Andrea sarebbe stato provocato da una rarissima variante vascolare della sindrome di «Ehlers-Danlos», una malattia genetica caratterizzata da un'estrema fragilità delle arterie e degli organi interni, con il rischio di rotture spontanee dei vasi sanguigni. La pertosse, pur presente, avrebbe rappresentato soltanto un fattore favorente: i violenti colpi di tosse avrebbero probabilmente contribuito alla rottura di alcuni vasi, innescando il sanguinamento fatale.
Alla luce di queste conclusioni, la posizione delle due pediatre dell'ospedale di Chivasso finite sotto inchiesta con l'ipotesi di omicidio colposo appare destinata a cambiare. Nella perizia si evidenzia infatti come non emergano profili di colpa professionale nell'operato dei medici. Di fatto non ci sarebbero elementi per sostenere che un diverso approccio avrebbe modificato il decorso finale e impedito il decesso del 12enne.
Gli esperti sottolineano come il peggioramento clinico sia stato estremamente rapido e difficilmente prevedibile e che, durante l'ultimo accesso al pronto soccorso, il ragazzo presentasse parametri clinici compatibili con un trattamento antibiotico e un monitoraggio non necessariamente ospedaliero. Sarà ora la procura di Ivrea, che coordina le indagini, a valutare gli esiti della consulenza tecnica e a decidere come proseguire negli accertamenti.













