1. La violenza ha la memoria corta

Dall'inizio dell'anno 107 donne hanno perso la vita per mano di mariti, compagni, figli e fidanzati. La prima è stata Annunziata Paoli, 78 anni, morta il 7 gennaio dopo quattro mesi di coma.  L'ultima, in ordine di tempo è Assunta Brogi, 88 anni, colpita a morte dal figlio. Tra loro ci sono le storie di decine di giovani, di madri e di sorelle trucidate da una violenza cieca. C'è Carolina, 14 anni, che si è buttata dalla finestra perché tormentata dal fidanzato su Facebook. Ci sono Daniela e Margherita, uccise sul posto di lavoro da un imprenditore a cui era stato negato il finanziamento. Maria e Letizia, madre e figlia, uccise dal marito e padre, con due colpi di pistola. I casi scivolano in fretta tra le pagine di cronaca, sostituiti da nuovi orrori. E poi c'è Fabiana, 15 anni, uccisa a coltellate e bruciata viva dal fidanzatino geloso. Queste ed altre storie verranno raccontate dai ragazzi della scuola media, perché il rispetto si impara da piccoli.

2.  C'è sempre una prima volta
Il Comune di Cuorgnè è il primo ente canavesano ad aver aderito a “Posto occupato”, la mobilitazione nazionale che punta a dare un senso ai numeri del “massacro”. Durante la presentazione di libri, proiezioni e nel corso dello scorso consiglio comunale una ventina di sedie sono state lasciate vuote. Un biglietto ricordava al resto del pubblico che in quel posto avrebbe potuto esserci una donna che non c'è più, uccisa da chi amava. Oggi non basterebbero due file di un cinema.

3. Minima spesa massima resa
L'iniziativa è low cost. Il manifesto è stato disegnato da Jins, uno dei più noti artisti della scena underground torinese. Il monumento è stato progettato dalla direttrice di Palazzo Arduino, che si occuperà della disposizione delle scarpe. Il fabbro che salderà la struttura e la vernice con cui tingere le scarpe non rosse, sono le uniche spese a carico del comune.

4. Il mezzo è il messaggio
L'installazione, che in un primo tempo sarà esposta nell'atrio del municipio, sarà uno dei primi pezzi della nuova Galleria di arte moderna della Manifattura. Le sue dimensioni, e di conseguenza il suo impatto sul pubblico verranno decise dal numero di scarpe di cui sarà composta. Più sono, meglio è.

5. La coscienza sulle dita
Le parole non servono, oggi meno che mai. Tutti abbiamo un paio di scarpe vecchie, malandate o da buttare. Questa è l'occasione giusta per darvi una nuova vita. Non ci sono preferenze di colore, tanto verranno tinte, né di forma o modello. I tacchi valgono quanto i mocassini e le scarpe da uomo, che in questo caso dovrebbero essere i primi a fare un esame di coscienza, togliere le pantofole e scendere in piazza. In prima fila, perchè la prossima vittima potrebbe essere la loro "bambina".

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