Galleria fotografica

CANAVESE - «Rivogliamo i nostri figli. Sono stati allontanati da chi dice di proteggerli. Siamo genitori distrutti con due bimbi lontani che chiedono di tornare a casa con noi. Vogliamo giustizia». E’ l’accorato appello di una coppia del ciriacese che sta lottando per riavere con loro i due bambini piccoli.

Mentre in Italia si sta spegnendo il clamore mediatico sulla vicenda dei tre bambini tolti a Nathan e Catherine Trevaillon, i genitori della «famiglia nel bosco» di Palmoli, il nostro territorio racconta un’altra storia delicata dal punto di vista della responsabilità genitoriale. La famiglia ci ha contattato per raccontare quello che è successo. «Siamo disperati e non sappiamo più a chi chiedere aiuto – spiega G., la mamma dei due minorenni – ma non ci vogliamo arrendere. Ci mettiamo la faccia. I nostri due bimbi ci sono stati strappati il 13 ottobre 2021. E’ stato uno shock. Stavamo facendo del nostro meglio da più di un anno per seguire quanto richiesto da assistenti sociali ed educatrici, quando il tribunale dei minori ha stabilito l’allontanamento a causa di una presunta “incapacità genitoriale”. Ce la stavamo mettendo tutta. La relazione della scuola del più grandicello era buona. Mentre i problemi del più piccolo li stavamo affrontando. Mio padre lo accompagnava dal logopedista e dal neuropsichiatra infantile. Vogliamo che ci spieghino il vero motivo per cui ce li hanno portati via».

E’ un racconto straziante quello della donna: «Quel giorno, quando non li ho visti rientrare da scuola, ho capito subito che c’era qualcosa che non andava. Poi è arrivata quella telefonata dei carabinieri. Siamo corsi subito in caserma, dove c’era l’assistente sociale che ci ha detto che i nostri due bimbi erano stati portati in una casa famiglia a più di 50 chilometri di distanza. E’ stato un trauma. Ero devastata. Sono stata male e sono finita in ospedale. E’ un calvario che dura da allora. Vediamo i nostri bimbi un’ora ogni 20 giorni».

I due genitori chiedono disperatamente aiuto: «Le istituzioni non ci hanno protetto, ma solo lasciato che ci portassero via i nostri figli. Invece di aiutarci dicendo cosa avremmo dovuto fare si sono attaccati a delle cose vecchie, come il fatto che il piccolo avesse ancora il pannolone a scuola o che durante il Covid non li avessimo portati dal dentista per curare dei problemi. La relazione del nostro pediatra che parlava di criticità non gravi non l’hanno presa in considerazione, però. Mi hanno pure accusata di mandarli a scuola sempre con gli stessi vestiti. Erano puliti. Non mancava loro nulla. E’ tremendo quello che ci è successo».

«Dopo che sono stati allontanati abbiamo chiesto di vederli più spesso o almeno di sentirli in modo più frequente al telefono. Niente di niente. Nel 2022 abbiamo depositato un esposto in procura a Ivrea. Il magistrato competente ha aperto un fascicolo sul nostro caso, ma la questione procede a rilento. Siamo esasperati. Non sappiamo più cosa fare. Adesso ci rivolgeremo ad un altro avvocato, se necessario, per sbloccare la situazione. Vogliamo un legale che combatta per noi. Non staremo fermi e non ci arrendiamo. Abbiamo subito un’ingiustizia. Rivogliamo i nostri due figli piccoli a casa, prima che sia troppo tardi, Le famiglie vanno aiutate e non distrutte. I bambini vanno protetti senza spezzare i legami coi genitori».