CIRIE' - Sono festività natalizie «amare» e cariche di incertezza per gli ex lavoratori di Postalcoop, cooperativa di Ciriè, con sedi a Settimo Torinese e a Verolengo, che gestiva le consegne di pacchi per la filiera Nexive-Poste. Come terzista della milanese Opera delivery di Milano, è rimasta coinvolta nell’Operazione Epicentro, l’inchiesta che ha portato all’amministrazione giudiziaria della società, al sequestro dei mezzi e allo stop immediato delle attività. Da settembre i dipendenti, trenta corrieri e sei impiegati sono rimasti a casa.
«Vogliamo portare all’attenzione pubblica e delle istituzioni la situazione drammatica che coinvolge 36 lavoratori, da oltre tre mesi senza stipendio, a seguito della messa in amministrazione giudiziaria e successiva liquidazione giudiziale dell’azienda - spiegano i rappresentanti sindacali, Andrea Pistillo e Roberto Di Cesare - A tutto ciò si aggiunge un ulteriore disagio: gravi ritardi nella corresponsione della cassa integrazione, già approvata da oltre un mese dal Ministero competente, ma che, per cause a noi ignote, non è ancora stata erogata. Nonostante i numerosi solleciti alle istituzioni coinvolte, ogni tentativo è risultato vano. Ora, a tre giorni dal Santo Natale, chiediamo pubblicamente: Cosa ne pensano le istituzioni? Dal Ministero alla Regione Piemonte, dall’amministrazione giudiziaria, dai consulenti del lavoro al curatore fallimentare: cosa rispondete alle 36 famiglie che da più di tre mesi vivono nell’incertezza più totale?».
«Ci avviciniamo alle festività e all’inizio del nuovo anno senza risposte, senza prospettive chiare e con la concreta paura che tutto si fermi nuovamente per le consuete chiusure festive. Come possiamo continuare ad attendere, a fronteggiare spese, bollette, affitti, mutui e bisogni primari, senza alcun reddito? - aggiungono i rappresentanti dei lavoratori dell'ex Postlacoop - Siamo profondamente delusi e arrabbiati. Da tre mesi lottiamo, ci organizziamo, chiediamo rispetto e attenzione. Non siamo stati la priorità di nessuno. Tutto ciò è vergognoso e dovrebbe far riflettere seriamente chi ha il potere – e il dovere – di tutelare i lavoratori. Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere una tale ingiustizia».






