CIRIE’ - Vogliono giustizia e che i responsabili vengano puniti dalla legge: lo chiedono i familiari di Mihai Hopulele, l’operaio 46enne abbandonato ferito in un prato in località Roboronzino a Ciriè, dopo essere stato vittima di un incidente sul lavoro avvenuto nel corso del pomeriggio di giovedì 7 agosto in un cantiere edile alla periferia della città. Il muratore, originario della Romania, è ancora ricoverato all’ospedale di Ciriè: sta meglio, non è in pericolo di vita. Ha il bacino fratturato e ancora non cammina.
I militari dell’Arma hanno denunciato tre persone per quanto successo. Si tratta di tre cittadini italiani: due coniugi, rispettivamente di 48 e 46 anni, e un terzo uomo di 48 anni. Secondo gli inquirenti, la coppia, per non incorrere in problemi visto che l’operaio lavorava in nero, ha pensato bene di caricare sulla propria autovettura il 46enne per poi lasciarlo in un terreno. Solo a quel punto marito e moglie hanno richiesto l’intervento del personale sanitario. Il terzo uomo finito nei guai con la giustizia è il direttore dei lavori di ristrutturazione dell’abitazione di proprietà dei coniugi che è giunto sul posto appena dopo l’incidente.
«Siamo di fronte a un atto, il terzo in poco tempo sul nostro territorio, che unisce in modo intollerabile la violazione delle leggi sul lavoro all’assenza di ogni principio di umanità – commentano da Fillea Cgil Torino - Il lavoro nero è una piaga che espone le persone a rischi enormi, priva di ogni tutela e contribuisce ad alimentare un sistema di sfruttamento intollerabile: la salute e la sicurezza sul lavoro non possono essere subordinate a logiche di profitto o all’illegalità. Chiediamo più controlli e una procura nazionale sul lavoro».






