TORINO - Sono una quindicina, attualmente, le persone positive al Coronavirus. Per tutte, tranne per il 40enne torinese ospedalizzato all'Amedeo di Savoia (al momento l’unico caso conclamato) c’è attesa per l'esito delle controanalisi che verranno effettuate dall’Istituto superiore di Sanità, che potrebbero anche certificare la negatività.
 
Ad essi si aggiungono le 32 persone reintarate in serata ad Asti da Alassio con due pullman, uno per quelle risultate negative alle analisi e un altro con quelle positive e asintomatiche (una ventina in totale). Tutte verranno comunque messe in isolamento domiciliare, sotto stretta sorveglianza attiva dell’Asl. Gli altri quattro astigiani sono stati invece dimessi dall'ospedale San Martino di Genova: per loro è ormai passata la fase più acuta della malattia e verranno portati nelle loro abitazioni con obbligo di isolamento. L'assessore alla Sanità precisa che sono state già effettuate tutte le indagini epidemiologiche e che c'è la certezza che tutti i nuovi contagi sono riconducibili al focolaio lombardo. Non c'è un focolaio piemontese.
 
Il presidente della Regione, al termine della serie di riunioni con le categorie sociali ed economiche alle quali ha partecipato oggi nella Prefettura di Torino, ha dichiarato che l’ordinanza della Regione con le misure di contenimento in scadenza domani sarà valida fino a domenica per il recepimento del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulle misure successive si attende la decisione del Governo, che va nella direzione di un’ordinanza unica e armonizzata il più possibile e che avrà le basi scientifiche dettate dal Consiglio superiore di Sanità.
 
Il Piemonte, ha continuato il presidente, auspica un graduale ritorno alla normalità dalla prossima settimana e attende il decreto con il quale lo Stato assumerà una posizione e alla luce di questa i piemontesi sapranno come organizzare la propria vita. Il presidente ha concluso dicendo che il fatto che in Piemonte non ci sia un focolaio di contagio, ma solo casi di derivazione certa dal focolaio lombardo, mette il territorio in una situazione meno grave rispetto a Lombardia e Veneto. In ogni caso si dovrebbe andare verso una differenziazione fra Regioni, magari distinguendo fra le varie zone e imponendo misure diverse a seconda della distanza dai focolai.

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