Ancora tante nubi all'orizzonte sul futuro di Manital, la multiutility con sede a Ivrea affossata, al momento, da un debito di oltre 60 milioni di euro. Al castello di Parella, giovedì pomeriggio, Luigi Grosso, nuovo amministratore delegato, ha tentato di rasserenare il clima attorno all'azienda presentando il piano di rilancio varato dalla nuova proprietà «Igi Investimenti». Non sono mancati gli attimi di tensione in un clima, va detto, di forte scetticismo nei confronti dei nuovi manager, a partire dal presidente Giuseppe Incarnato che, però, non si è presentato all'incontro. Prima della presentazione del piano Luigi Grosso (nella foto) è sceso dai lavoratori Mgc, in presidio davanti al castello di Parella ormai da un mese. Attendono almeno tre stipendi. Li ha invitati a salire per ascoltare il piano della nuova Manital. In prima battuta gli operai hanno declinato l'invito poi una delegazione è salita per partecipare alla discussione. Senza però ottenere grossi riscontri.
 
E' prevista una ricapitalizzazione di 50 milioni, l'ampliamento delle attività in Polonia, Romania, Austria, Azerbajan e Svizzera e il graduale abbandono delle commesse pubbliche. Un piano che, almeno idealmente, parla di innovazione e scelte strategiche per evitare di ritrovarsi con l'acqua alla gola. Servono nuovi committenti e per questo l'azienda estenderà il proprio raggio d'azione fuori dall'Italia. «Entro il 20 dicembre saranno pagati tutti i dipendenti che attendono gli stipendi», ha assicurato Grosso. 
 
Secondo l'amministratore delegato saranno sanate anche le posizioni di chi da Manital è uscito volontariamente nei mesi scorsi: ex dipendenti che attendono, tra le altre cose, i Tfr. L'azienda per alcuni ha già formulato delle offerte, altri saranno chiamati a breve. Su Ivrea la nuova proprietà vorrebbe mantenere il reparto di ricerca e sviluppo tecnologico, spostando però la sede dell'azienda a Roma. «Su Ivrea stiamo già cercando personale altamente specializzato per avviare i laboratori», ha annunciato l'amministratore delegato. «Manital a Ivrea è una piccola comunità e non abbiamo intenzione di lasciarla. Conosco bene il concetto perchè ho studiato Olivetti».
 
La situazione «futuribile», però, non ha per nulla convinto i sindacati. Il piano è stato bollato come «lacunoso, ipotetico e senza risposte precise per i lavoratori». Il 20 dicembre sarà anche il giorno del pronunciamento del tribunale sulla richiesta di rinegoziazione del debito presentata da Manital. Una data cruciale: l'azienda spera di arrivarci saldando gran parte di quello che spetta ai dipendenti. L'obiettivo è quello di arrivare all’udienza con in mano un accordo con i creditori.
 
«La situazione è imbarazzante - ha detto Alberto Mancino della Uil - ci prospettano investimenti teorici ma per salvare Manital ci saremmo aspettati almeno un'azione di buona volontà nel pagare i lavoratori. Non si può spacciare un pagamento in surroga, che magari arriverà ai dipendenti tra diversi mesi, come il salvataggio delle attività. Purtroppo non abbiamo ottenuto alcuna risposta sui contributi non versati o sulla cassa edile. E non ci sono garanzie di nuovi committenti. Spero che d'ora in avanti ci facciano almeno la cortesia di non nominare più Olivetti».

Galleria fotografica

Articoli correlati