CUORGNE' - In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l'associazione «Donne contro la discriminazione» e «Deliri di Danza», con il patrocinio e il sostegno della città di Cuorgnè e dell'Asl To4, presentano lo spettacolo «Io sono l'uragano». L'evento in programma sabato 27 novembre alle 21 all'ex chiesa della Santissima Trinità è l'occasione per sensibilizzare la popolazione su violenza di genere e femminicidio. Tematiche con cui si relazionano quotidianamente le rappresentanti de La Casa delle Donne di Ivrea.

La quarantena ha costretto voi, come moltissime altre realtà in tutto il mondo, ad apportare delle modifiche al modo in cui operate. Che cosa è cambiato per voi? E che cosa invece è cambiato per le donne vittime di violenza costrette a restare a casa?

«La situazione vissuta durante la pandemia influenza a mio avviso il fenomeno della violenza di genere e, di conseguenza, chi opera in questo ambito almeno sotto due aspetti - spiega Letizia Carluccio della Casa delle donne di Ivrea - Il primo è sicuramente la chiusura in casa, che ha prodotto un incremento delle situazioni di violenza. Da una parte vi è la donna che, già vivendo situazioni violente, costretta ad una convivenza esclusiva si è ritrovata a dover subire maggiori episodi di violenza da parte del convivente; dall’altra, sono esplosi comportamenti maltrattanti in coppie e relazioni che mantenevano un equilibrio irreale grazie ai punti di riferimento esterni, crollati e scomparsi a causa della pandemia. La chiusura implica una mancanza di nutrimento personale che sfocia nella coppia con ira e incomprensioni. In questa situazione, la donna, per i costrutti sociali e culturali che la vivono, soccombe. Mi riallaccio qui al secondo aspetto da tenere in considerazione, soprattutto per chi opera per aiutare e accompagnare le donne vittime di violenza di genere: la totale scomparsa dei punti di riferimento esterni, in cui le persone in generale si rispecchiavano per costruire e dar coerenza alla loro identità. È necessario quindi, per le operatrici un cambio di paradigma non più basato sulle certezze esterne ma caratterizzato da una profonda ricerca interiore. Le donne hanno bisogno di ri-conoscersi e prendere contatto con sé stesse. Il rumore fuori, aiuta a riempirsi, ma quello di cui c’è bisogno ora è di cambiare la direzione del proprio sguardo, verso noi stesse e il silenzio, anche se spaventa, ci permette di ascoltare con più facilità tutte le nostre voci interne, che da tempo avevano voglia di parlare e comunicare certi malesseri».

A Cuorgnè, in partnership con l'Amministrazione comunale, c'è uno sportello ad hoc per chi è vittima di violenza. Come funziona? Chi e come ci può accedere?

«Lo sportello di Cuorgnè, rappresentando la sede distaccata della Casa delle Donne di Ivrea, si offre come grande punto di riferimento per tutte coloro che vivono in quelle zone, un po' più decentrate da Ivrea - aggiungono le componenti dell'associazione nata nel 1989 - è aperto tutti i mercoledì mattina, indicativamente dalle 9 alle 11, ma con possibilità di essere flessibili in base alle necessità. In sede troverete sempre due volontarie pronte ad accogliere ed ascoltare coloro che hanno voglia e bisogno di uno spazio sicuro di non giudizio. Pilastro fondamentale dell’operato delle volontarie è il donare importanza ad ogni narrazione; è importante che chiunque in questa sede si possa sentire libera di raccontare e non raccontare la sua storia, sentendosi comoda e protagonista, non vittima e diversa. La comunicazione sarà intima e informale, proprio per non mettere ulteriori pressioni. Questo si rivela importantissimo soprattutto per tutte quelle donne che parallelamente hanno dovuto affrontare o stanno attraversando un percorso giudiziario».

Come consigliate di agire se si è vittime di violenza, che a volte non è solo fisica ma anche psicologica, o se si conosce qualcuno che pensiamo possa esserlo?

«Il consiglio è quello di prendere tutto il coraggio che si trova e parlare con qualcuno di fiducia, che possa anche solo ascoltare. L’ideale sarebbe riuscire a recarsi in un qualsiasi centro di ascolto, come il nostro, per scambiare idee, emozioni e paure e cercare di ampliare le possibilità di scegliere, possibilità che a volte, in momenti difficili, possono sembrare impossibili - continuano da Casa delle Donne - questo è il passo più difficile da compiere ma il più importante: uscire alla luce e chiedere aiuto. La vergogna, i sensi di colpa, le paure di non farcela sono sentimenti comuni a tutte coloro che vivono situazioni di violenza, non per forza fisica ed esplicita. Non sei sola! E se hai anche solo qualche dubbio di vivere una situazione del genere vai e cerca un confronto, non devi sobbarcarti carichi e malesseri, solo perché considerati “normali” dalle nostre credenze socio-culturali».

Quale importante insegnamento si deve trasmettere ai giovani di oggi per far sì che le agghiaccianti statistiche e i purtroppo frequenti casi di cronaca di oggi non siano più così spaventosamente d'attualità un domani?

«Sicuramente è importante una cultura di genere, improntata sull’abbattimento degli stereotipi e sull’etica del non giudizio - conclude Letizia Carluccio - Educare alla non violenzasignifica rendere esplicite tutte le varie forme in cui la violenza di genere può manifestarsi, rendendo esplicite anche le sfumature più invisibili e mettendo accento proprio su di esse. Insegnare il rispetto reciproco, l’aiuto e il sostegno nelle differenze. Il compito di chi insegna è quello di de-costruire alcune credenze per crearne di nuove, più sane, più umane, dando esempi concreti di non competitività e sorellanza».

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