Tanta commozione ed un enorme senso di gratitudine. Così più di ottocento persone, questa mattina, hanno salutato per l'ultima volta il mitico don Nicola Faletti, il «Don Bosco del Canavese», scomparso venerdì a Ivrea alla veneranda età di 102 anni. Chiesa dei salesiani a Cuorgnè gremita per ascoltare la Santa Messa celebrata dal vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi. Al suo fianco il vescovo di Biella, il canavesano monsignor Roberto Farinella, e Don Enrico Bergadano, direttore dell'istituto Cagliero di Ivrea. 
 
«Don Nicola è stato un maratoneta di Dio - lo ha ricordato il direttore del Cagliero - un grande esempio. Ci ha voluto bene e noi gli abbiamo voluto bene. Tutto il resto è gioia». Monsignor Bettazzi ha parlato della fama di «don Bosco del Canavese», una fama meritata visto quello che don Nicola ha fatto: «E' stato profondamente salesiano». Una vita interamente donata agli altri, sempre nel nome di San Callisto Caravario, il Santo cuorgnatese martire in Cina che don Faletti ha seguito con enorme dedizione. Un umile servo di Dio, un parroco di campagna che ha lasciato un segno indelebile in tutta la comunità. Anche per il suo impegno verso i giovani.
 
In chiesa, accanto al sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto, anche il primo cittadino di Oliva Gessi (provincia di Pavia), Andrea Defilippi, paese di cui don Nicola era cittadino onorario. «Un grande piccolo uomo, un sacerdote, che con umiltà e nel silenzio ha sempre lavorato per le nostre comunità spendendosi per i giovani e per chi ne aveva più bisogno - ha detto, con la voce rotta dalla commozione, il sindaco Pezzetto - sono certo che i semi lasciati porteranno frutti per molto tempo, così come sono certo, che don Faletti da lassù sorriderà vedendoci così numerosi, e forse intonerà "Vola colomba" che a lui piaceva tanto. E’ stato un privilegio per me, per i cuorgnatesi, per i canavesani, conoscerti, qualche volta incrociandoti sulla tua mitica Panda. Il tuo insegnamento resterà per sempre con noi. Ciao don da tutta la tua amata Cuorgnè».
 
Don Faletti è stato uno che «con l'inseparabile copricapo in testa e gli occhietti vispi ha ottenuto traguardi che sembravano irraggiungibili», come lo ha ricordato, per la comunità di Villa Castelnuovo, Piero Cravero. «Prima ancora che un prete era una persona con una bontà d'animo incredibile, una grande fede e un'innata determinazione. Ha lasciato a tutti noi un'eredità preziosa esaltando il dono del perdono. Santo subito, perché nella sua vita ha già vissuto come un Santo». E un lungo applauso ha salutato per l'ultima volta il Don Bosco del Canavese.

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