Al Primo maggio come da tradizione nella borgata immersa nella verde campagna favriese in onore a San Giuseppe, avviene sempre una bella festa. In questa borgata favriese  permangono ancora con tenace passione  dei borghigiani antiche tradizioni. Ogni anno nel rito della festa ci sono i priori uscenti, Barbara  e Andrea, priori entranti Onorina e Silvio ed i sotto priori Mariuccia e Michele,  dando continuità  e futuro alle radici della borgata nel futuro, tutti sempre egregiamente coordinati dall’instancabile Gianna. Pensate che in questa borgata, da dopo la metà dell’Ottocento, resiste la tradizione della colletta della melia e del grano, la prima in novembre e l’altra  verso marzo, dove i priori dell’anno ed i sotto priori passano, cascina per cascina alla questua per la cappella e poi l’immancabile incanto dopo la S. Messa del Primo maggio, dopo aver offerto le gallette benedette.

Con l’incanto per beneficienza si porta a lievitare l’offerta su piccoli animali da cortile, lavori di decuopage, fiori e bottiglie a beneficio della cappella. L’incanto da sempre da luogo a simpatiche e spassose scenette  con il banditore che gira  davanti a borghigiani per raccogliere  chi ha rilanciato l’ultima offerta  e l’aiutante che lo segue per fare vedere la bontà di quanto messo all’incanto suscitando l’ilarità delle persone, insomma buonumore e voglia di stare assieme  in allegria. Certo gli anni passano ma dagli anziani ai giovani si passa il testimone per tenere vive le radici delle tradizioni della borgata che si identifica nella cappella campestre di San Giuseppe. I borghigiani sempre attivi, con sana voglia di fare e di stare insieme con semplicità ed allegria,  questa è la forza della Borgata di San Giuseppe. 

La festa ci ricorda in questa tranquilla e operosa campagna le nostre comuni radice contadine che  devono essere per tutti un vanto, perché se a a tavola abbonda  pane e  vino le mani di chi lavora la terra dobbiamo ringraziare. Certo non sono  mani gentili ma mai hanno fatto cose vili, sono  cotte dal sole,  sono callose ma portano il vanto di mani operose lavorano sempre e mai sono stanche valgono più di cento mani bianche. In conclusione nella  vita tutto passa come l’acqua della roggia che la borgata attraversa gagliarda  e sotto i ponti scorre e via e ciò  che era altro è divenuto come la festa che d’ogni anima prima era ed ora  di alcuni è  solo più un riconoscente ricordo della loro bontà eterna che vive nei nostri cuori. (Giorgio Cortese)

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