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FELETTO - Feletto e il Canavese perdono una donna d’altri tempi e una delle memorie storiche. Si svolgeranno lunedì, 26 gennaio 2026, alle 15 nella chiesa parrocchiale felettese i funerali di Alfa Tapparo, vedova Bonomo. Era la più anziana del paese. A dare l’annuncio della scomparsa della 99enne sono stati la figlia Concetta con il marito Valerio e gli adorati nipoti.

«Alfa Tapparo nacque a Saluggia, in provincia di Vercelli, il 27 ottobre 1926 in una piccola casa con un cortile, dove si allevavano conigli, oche, anatre e galline: una ricchezza semplice ma fondamentale, specie durante gli anni della guerra – racconta Luca Ariano dell’associazione Terre da Raccontare ETS, che intervistò la felettese nel 2023 - La madre, Teresa Ortensia Momo, era conosciuta per i suoi ricami. Morì quando Alfa aveva solo otto anni, lasciando un vuoto profondo. Il padre Pasquale, muratore, seppe però ricostruire una nuova stabilità familiare accanto a Lucia Matteja, una donna che accolse e amò Alfa come una figlia. Dopo la quinta elementare Alfa imparò dalle suore l’arte del cucito. A soli quattordici anni iniziò a lavorare in fabbrica. Gli anni della guerra furono durissimi. A diciotto anni fu ricoverata all’ospedale di Livorno Ferraris per una linfoadenopatia al collo. Dopo una lunga degenza venne mandata in convalescenza dalla zia Caterina, a Feletto, in via Rosario. Fu lì che incontrò Michele Bonomo, detto “Barbèsc”, nato nel 1919, e tra loro nacque presto l’amore. Michele, alpino e artificiere, dopo l’armistizio scelse la strada della Resistenza, diventando partigiano con il nome di battaglia “Lepre” nell’Ottava Divisione Vallorco. Sopravvisse alla guerra, portandone per sempre il peso e l’orgoglio».

Alfa e Michele si sposarono a Saluggia il 13 aprile 1947, alle cinque del mattino e poi si trasferirono subito a vivere nella casa di via San Francesco d’Assisi, nella «Feletto vecchia», un’abitazione ricostruita dopo l’incendio nazifascista del 16 agosto 1944. Non fu una vita facile la loro. Nell’inverno del 1948 morì il padre di Alfa, a soli cinquantun anni. Pochi mesi dopo, il 16 marzo, Alfa e Michele persero il loro primo figlio, Pasquale Luigi. L’anno successivo un grave incidente sul lavoro costò a Michele la perdita di un occhio. “Sembrava che le prove non dovessero finire mai. «La svolta arrivò il 2 dicembre 1951 con la nascita della figlia Concetta, così chiamata in onore della Madonna, come segno di gratitudine per la grazia ricevuta – aggiunge Luca Ariano - Alfa e la sua famiglia sono sempre stati una presenza viva nella comunità. La donna seguì il marito nelle attività legate agli Alpini e all’associazione Santa Barbara. Le sue capacità di sarta furono preziose in molte occasioni, come per la realizzazione degli striscioni dei primi carnevali del paese. Seguendo le passioni dei nipoti, offrì il suo aiuto anche all’associazione “Sbandieratori ‘d l’èva d’òr”. Instancabile in cucina durante le sagre dello spiedino, era una donna dal carattere forte, schietto e deciso, ma profondamente generoso. Cristiana devota, partecipava alla vita della parrocchia e alle iniziative del Cottolengo. Lo scorso maggio aveva assistito per la quarta volta alla discesa della Madonna Assunta, rito che ricorre ogni 25 anni. Con la sua ironia discreta, diceva: “Adesso aspetto la quinta, non ho fretta”. Per i suoi novantanove anni, a ottobre, l’associazione Santa Barbara le aveva consegnato una medaglia d’oro con il suo nome, riconoscimento per essere la persona più anziana del paese. Alfa se n’è andata improvvisamente, come aveva sempre sperato: circondata dall’affetto dei suoi familiari e dei suoi cari. Pur essendo nata altrove, ha vissuto a Feletto per molti anni, accanto a generazioni di persone arrivate da luoghi diversi, anche lontani, con culture, abitudini e religioni differenti. A tutti ha saputo donare accoglienza e rispetto, facendosi voler bene con naturalezza. Un dono raro, che non appartiene a tutti».

«Fra pochi mesi avrebbe compiuto cent'anni, la più anziana del paese… Così Alfa se n'è andata, chiara e lucida sino alla fine, come chiara e lucida è stata la sua vita – la ricorda Giuliana Manavella - sa sempre grande amica dell’associazione Santa Barbara e degli Alpini, adesso è vicino al suo Michele, una vecchia “penna nera” che era già “andata avanti”. Tutta Feletto la ricorderà sempre attiva e pronta a ogni iniziativa che coinvolgeva la comunità: dietro il tavolo in piazza a distribuire frittate durante i grandi Carnevali dei Ranèr e vicino alle casseruole nella cucina del capannone durante i tanti anni della “sagra dello spiedino”... Era ancora in piazza quando a maggio dello scorso anno la grande statua lignea dell'Assunta è stata portata in processione, così come a dicembre, quando, dopo la solenne Messa officiata dal cardinale Arrigo Miglio, la statua è stata riposizionata nella sua nicchia in alto dietro l'altare maggiore, fatto che si celebra ogni 25 anni e Alfa è stata una delle poche persone felettesi ad aver assistito tutte e quattro le volte a questo evento».