Più di cento persone, ieri sera a Bosconero, pronti anche ad azioni concrete contro Gtt. Pendolari della ferrovia Canavesana provenienti da molti Comuni della zona pronti a tentare anche la causa collettiva per far sentire la loro voce. Del resto i disagi della Sfm1 sono ormai noti anche se, purtroppo, non si intravede una soluzione. «Non è detto che l'azione legale diventi per forza una class action - ha precisato il referente dell'associazione consumatori Codici Torino, Ermanno Gariglio - il nostro legale, preso il dossier, deciderà come procedere con la causa. Serve la collaborazione di tutti perché dobbiamo mettere insieme un dossier in cui si segnalano tutte le situazioni anomale. E da quel dossier può partire una causa contro Gtt che sarà una causa collettiva».

L'idea proposta dall'associazione Codici è quella di unire le forze: «Perché più siamo, maggiore sarà la validità delle richieste che possono partire dai rimborsi agli sconti sugli abbonamenti. Si tratta di un lavoro lungo, ovviamente, che non si chiuderà nell’immediato. Ognuno può fare la sua parte». Toccherà ai pendolari decidere se partecipare all'azione dell'associazione dei consumatori che ha presentato la stessa iniziativa nei giorni scorsi anche a Chieri, rivolta ai pendolari dell'altro troncone della Sfm1.

«Da agosto siamo stati in tutte le sedi dove potevamo portare l'istanza della ferrovia - ha poi spiegato il sindaco di Bosconero, Paola Forneris - abbiamo anche scritto all’Agenzia della sicurezza ferroviaria. Le istanze dei cittadini sono state portate ovunque dagli amministratori della tratta da Chieri a Pont. Purtroppo al momento questo lavoro non ha ancora prodotto risultati». Dello stesso avviso il vicesindaco di San Benigno Canavese: «L'intera vicenda è molto complessa. Siamo in mano ad almeno sei agenzie diverse. La riduzione della velocità dei treni a cinquanta chilometri orari e i problemi di innesto nel nodo di Settimo hanno mandato tutto all’aria».

Furente il sindaco di Feletto, Stefano Filiberto: «Gtt è un cadavere e andrebbe commissariata. Purtroppo nessuno, nella politica che conta, si vuole prendere questa responsabilità. Il servizio fornito è inaccettabile. L'agenzia per la sicurezza ha approvato un atto illegittimo abbassando la velocità a 50 perché non c'è nessuna motivazione in merito. Non ci sono nemmeno stati incidenti tra treni. Andrebbe dimostrato scientificamente perché si è deciso di abbassare la velocità, invece da Roma nemmeno una motivazione valida». La battaglia dei pendolari, insomma, è destinata a continuare. Anche per vie legali, probabilmente, ma con la certezza che qualunque azione non risolverà il problema della Canavesana in tempi brevi.

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