L'Arpa Piemonte ha pubblicato la relazione completa dei dati raccolti a ottobre a seguito degli incendi boschivi che hanno devastato ampie zone dell'alto Canavese, in particolare nei Comuni di Ribordone, Locana e Sparone. Lo sviluppo degli incendi ha inevitabilmente inciso in maniera significativa anche sulla qualità dell’aria, non solo nelle zone vicine ai fenomeni ma anche nell’area urbana del capoluogo. Il contributo aggiuntivo più importante tra gli inquinanti normati ha riguardato il particolato atmosferico PM10 e PM2.5. Il PM10 in particolare, ha raggiunto nell’area urbana torinese valori di media giornaliera dell’ordine di 200-300 mg/m3, che non venivano misurati da più di dieci anni.

Nei giorni più critici – vale a dire dal 24 al 27 ottobre - nell’area urbana torinese in media circa il 40% del PM10 è stimabile sia stato originato dagli incendi boschivi. I campionamenti puntuali di aerodispersi effettuati durante gli incendi boschivi che hanno coinvolto alcuni territori della Città Metropolitana di Torino, nonché il capoluogo, hanno permesso di acquisire informazioni importanti circa la natura e le concentrazioni degli inquinanti cui possono risultare esposti sia la popolazione residente, sia gli operatori impegnati nelle attività di controllo, contenimento e spegnimento degli incendi.

«In particolare, alla luce dei risultati, si possono trarre alcune considerazioni - spiegano dall'Arpa - durante gli incendi boschivi si sviluppano numerosi agenti chimici pericolosi, alcuni dei quali sono stati identificati e quantificati con i monitoraggi specifici effettuati durante l’emergenza. Di particolare interesse sono risultati i livelli di formaldeide, benzene, idrocarburi policiclici aromatici e acroleina, che si aggiungono al monossido di carbonio (parametro misurato in campo dai tecnici di Arpa Piemonte del servizio di reperibilità) e al PM10».

I dati, che sono tutti disponibili sul sito dell'Arpa Piemonte, confermano che gli incendi hanno generato un inquinamento davvero pesante in tutta l'area. «Le concentrazioni di tali inquinanti in prossimità degli incendi risultano, infatti, relativamente alte - spiegano i tecnici nelle conclusioni della relazione - con valori sovrapponibili a quelli riscontrabili nei luoghi di lavoro in alcuni ambienti industriali». I risultati ottenuti confermano le informazioni riscontrabili in letteratura scientifica, soprattutto per quanto riguarda le possibili esposizioni del personale delle squadre antincendio e dei volontari.

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