IVREA - Arriva in città da Torino con il treno per delle urgenti visite in ospedale, ma al ritorno trova l'ascensore per raggiungere il binario da dove parte il suo convoglio fuori uso: costretta a prendere le scale, cade con il suo deambulatore e si rompe una spalla. E' la disavventura capitata lo scorso 20 maggio a Ivrea ad una donna di 59 anni residente a Torino.
«Non voglio fare polemica, ma se la stazione di Ivrea non fosse in quelle condizioni di degrado io sarei tornata a casa "sana". Ora, invece, rischio di dover sottopormi ad un intervento chirurgico e non so nemmeno a chi dire "grazie". Forse a Rfi, al sindaco o all'amministrazione eporediese che non si prendono cura di quella zona come dovrebbero» racconta amareggiata la 59enne, che è invalida all'ottanta per cento per patologie, ma non ha handicap fisici.
«Sono venuta mercoledì scorso da Torino a Ivrea, per una ecografia urgente - spiega la donna - Il viaggio di andata è stato senza problemi. Ho anche preso il bus "3" per arrivare in ospedale dove avevo appuntamento alle 13.50 per la visita. Ho scelto il Canavese perché quando ho prenotato era l'opzione più rapida, altrimenti avrei dovuto aspettare mesi per quell'esame importante a Torino». Al ritorno non tutto è filato liscio, purtroppo. «Il mio convoglio partiva dal binario 2. Ho raggiunto l'ascensore per arrivarci senza fare le scale visto che avevo il deambulatore, ma l'elevatore era guasto. Purtroppo, non c'era nessuno. La biglietteria era chiusa: ho suonato invano. L'altro ascensore non arrivava mai. Era costantemente occupato da dei ragazzini maleducati. Così ho dovuto fare le scale, chiudendo il roller. All’ultimo scalino sono scivolata e caduta. Cercando di non farmi troppo male mi son tenuta e ho rotto la spalla, oltre a sbucciarmi le ginocchia. Come ho detto, ero sola. Nessuno mi ha aiutata. Mi sono seduta molto dolorante e ho aspettato il treno per la città».
«Una volta a bordo ho spiegato cosa mi era accaduto ad un operatore, che mi ha ascoltata facendomi compilare una autodichiarazione con i fatti. A Torino, in stazione, ad attendermi oltre agli operatori del 118 con un'ambulanza c'era pure la polizia ferroviaria. Sono stata accompagnata gentilmente in ospedale per accertamenti. Ho la frattura del trochite omerale. E' la rottura della sporgenza laterale dell'omero su cui si inseriscono i muscoli e i tendini della spalla. La prognosi è di trenta giorni. Poi mi aspettano radiografie, visite mediche, sperando di evitare l'intervento chirurgico».
E' amara la riflessione finale della 59enne torinese: «Sono arrabbiata. In primis, non è stato piacevole sentirsi dire che avrei dovuto informarmi sullo stato dei servizi in stazione a Ivrea e che vista l’invalidità avrei dovuto io chiamare per far arrivare il treno al binario uno. Sono invalida per patologie all'80%, ma sono in grado di muovermi. Il deambulatore in particolare mi aiuta. I gradini li faccio, certo non 72 come ho dovuto fare a Ivrea. E' scandaloso che nel 2026 una stazione sia in quello stato di degrado. Avrebbero avuto difficolta a raggiungere il binario 2 con gli ascensori fuori uso o continuamente "impegnati" da quei ragazzi maleducati anche una donna con il passeggino o una futura mamma incinta di diversi mesi o un anziano con il bastone. Così si impedisce alle persone di accedere a un servizio per cui pagano e a cui hanno diritto. E' inammissibile che succedano cose del genere. Ho deciso di far sentire la mia voce non perché sia un'attaccabrighe, ma per sensibilizzare chi di dovere a migliorare quella stazione in modo che non succeda al atri quello che mi è capitato».














