Confermata giovedì scorso, dalla corte d'appello di Torino, la condanna a due anni per l'istruttore-accompagnatore di Tito Traversa, il 12enne di Ivrea, promessa dell'arrampicata, morto in Francia nel 2013. L'imputato, accusato di omicidio colposo, è stato, infatti, ritenuto dai giudici l'unico responsabile di quella tragedia. In primo grado, due anni fa, erano stati assolti il produttore dell'attrezzatura sportiva e il titolare della palestra in cui Tito si allenava.
 
All'inizio di luglio del 2013, Tito Traversa, già campione italiano e mondiale di arrampicata sportiva, era partito insieme ad altri coetanei appassionati di arrampicata per Orpierre, in Provenza. Poi, il 3 luglio, il tragico incidente. I ragazzi, quel giorno, stavano scalando in coppia. Tito era insieme ad una ragazzina e per quella salita stava utilizzando l'attrezzatura della compagna. 
 
 
In base ai periti e alle testimonianze, l'incidente avvenne per un errore di montaggio delle corde. Sostanzialmente la fune che doveva essere ancorata al moschettone, in realtà era soltanto ancorata al ferma corda, un anello di gomma simile ad un elastico che ovviamente non ha retto al peso del ragazzino. Fu un volo di venti metri che causò a Tito Traversa un gravissimo trauma cranico. La morte sopraggiunse due giorni dopo all'ospedale di Grenoble. In base a quanto emerso, l'attrezzatura era stata montata dalla compagna di Tito e non sarebbe stata controllata da chi accompagnava i ragazzi durante l'escursione. (L.r.)

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