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IVREA - Il parlamentare eporediese della Lega, Alessandro Giglio Vigna, consigliere comunale di Ingria, ha inviato un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo la grazia per Mario Roggero (nella foto), il gioielliere appena condannato in via definitiva per aver sparato e ucciso due rapinatori.

«Le rivolgo un appello diretto affinché voglia valutare la concessione della grazia a Mario Roggero - scrive Giglio Vigna - la legge ha pronunciato il suo verdetto, ma la grazia esiste proprio perché la giustizia non può essere soltanto l’applicazione fredda e automatica delle norme. Esiste per riconoscere le situazioni eccezionali, per guardare all’uomo oltre il fascicolo processuale, per considerare il trauma, lo shock e la devastazione psicologica di chi ha vissuto una violenza estrema. Mario Roggero non è un criminale. È un lavoratore, un commerciante, una persona perbene che per anni ha vissuto sulla propria pelle il peso della criminalità».

«Nel corso degli anni Roggero ha subito diverse rapine ed è già stato vittima di aggressioni e violenze fisiche da parte dei criminali. Non si tratta quindi di un uomo che si è trovato improvvisamente davanti a un episodio isolato, ma di una persona che ha accumulato nel tempo paura, rabbia, insicurezza e un profondo senso di vulnerabilità. Nella rapina del 2021 la situazione ha raggiunto un livello drammatico: Roggero è stato nuovamente aggredito e malmenato, mentre lui, sua moglie e sua figlia si sono trovati davanti a criminali armati con un coltello e una pistola puntati contro. Una situazione di terrore assoluto, nella quale una famiglia intera ha vissuto momenti di paura estrema e di totale perdita di controllo. Chiunque si trovi in una condizione simile non può essere giudicato ignorando il peso del trauma subito. Non si può cancellare il contesto umano e psicologico di chi si trova nuovamente davanti alla violenza dopo averla già vissuta sulla propria pelle».

«Nel corso degli anni la grazia è stata concessa anche ad Alaa Faraj, condannato nell’ambito della tragedia in cui 49 persone morirono asfissiate nella stiva di un’imbarcazione - aggiunge Giglio Vigna - una vicenda legata al traffico di esseri umani, una delle forme più drammatiche di criminalità che sfrutta la disperazione delle persone. Di fronte a una scelta di clemenza dello Stato in una vicenda di tale gravità, molti faticano a comprendere perché la stessa possibilità non possa essere valutata per Mario Roggero: un uomo che non è un criminale abituale, che non ha scelto la violenza come metodo di vita, ma che è stato un cittadino onesto travolto da una situazione estrema. La differenza dovrebbe essere chiara: una cosa è chi vive di criminalità, un’altra è chi, dopo anni di paure e aggressioni, si trova coinvolto in un momento di sconvolgimento umano e psicologico».

Secondo Giglio Vigna concedere la grazia «sarebbe un gesto di equilibrio istituzionale e di umanità. Sarebbe il riconoscimento di un principio fondamentale: lo Stato deve saper distinguere tra chi vive nel crimine e chi, in circostanze eccezionali e drammatiche, è rimasto travolto da una tragedia umana».