Sabato scorso il vescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato, ha presentato il lavoro di restauro che si è svolto negli scorsi mesi in alcune delle sale dell'ex Seminario Maggiore, in via Varmondo Arborio 28, dove è stato strutturato un percorso espositivo del patrimonio storico-artistico della Chiesa di Ivrea finora mai esposto al pubblico. Si tratta dell'embrione del futuro Museo Diocesano, sul cui progetto si lavorerà nei prossimi mesi.

L'esposizione coniuga cultura e innovazione in uno scenario ideato dalla società di comunicazione torinese Mediacor, già nota per l'allestimento di “Antonius” nei chiostri della Basilica di Sant'Antonio di Padova, e progettato da Massimo Venegoni dello Studio Dedalo Architettura e Immagine. Si snoda attraverso un ricco percorso di archeologia, arte, architettura e paesaggio nella storia della Chiesa di Ivrea, il cui progetto scientifico è stato curato da Andrea Longhi ed Enrica Asselle (Associazione Guarino Guarini) e coordinato per quello che concerne i restauri e l'allestimento dei reperti archeologici da Stefania Ratto (Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino) e da Francesca Garanzini (Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli) con la collaborazione di Luisella Pejrani e Paola Comba. I pannelli, gli stendardi, le descrizioni degli oggetti sono stati curati da un gruppo di lavoro scientifico di una ventina di esperti delle diverse epoche storiche.

L'esposizione prende avvio dal porticato al piano terra, si sviluppa sulla scala nobile e arriva al primo piano impegnando una parte di corridoio e due sale. Nella prima sala, incentrata su “La storia della Chiesa di Ivrea. Testimonianze di cultura e fede”, sono esposte alcune opere testimoni di diverse tipologie di patrimonio, raccordate dal “fil rouge” di una narrazione che va al di là del dato squisitamente storico-artistico, sforzandosi di spiegarne il senso ed il significato antropologico in relazione alla fede. Qui il visitatore segue un filmato in multiproiezione che ha come protagonista il vescovo Warmondo che li accompagna nella visita e racconta le vicende più significative della storia della città e della Chiesa eporediese. La regia delle clip è stata curata da Luca Olivieri, che ha diretto il giovane e già affermato attore Marco Federico “Mafe” Bombi.

La Sala 2, invece, vuole presentare “La diocesi di Ivrea e il mondo”, ed è il primo tassello di un percorso di scoperta delle figure di presbiteri eporediesi che, nel corso dei secoli, hanno avuto incarichi nella diplomazia vaticana. Qui sono esposti alcuni oggetti di pregio e gli omaggi ricevuti dal Cardinal Tarcisio Bertone come dono da Capi di Stato e diplomatici. Si tratta di reperti di interesse storico-documentario, bibliotecario e artistico, oltre a oggettistica sportiva e altri in cui si leggono aneddoti della vita diplomatica della Santa Sede. Testimonianze, in sintesi, della rete di relazioni che le Istituzioni ecclesiastiche intrattengono con tutti i contesti di vita delle società in cui la Chiesa si incarna, dallo sport alla letteratura, dalla politica allo spettacolo. L'esposizione è arricchita da alcuni filmati di approfondimento.

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