Angelo Raffaele Sfrecola, di Favria, muore a 77 anni cadendo dal letto della residenza sanitaria assistenziale Saudino forse a causa della negligenza da parte del medico curante, tutt'ora sotto processo per omicidio colposo. Martedì mattina a Ivrea è iniziato il processo nel confronti della dottoressa di 49 anni. I parenti del pensionato si sono costituiti parte civile e il procedimento penale si è aperto davanti al giudice Elena Stoppini che ha esaminato i primi testimoni nominati dall'accusa, rappresentata dal viceprocuratore Chiara Molinari, per ricostruire la vicenda che risale al luglio 2013. 
 
L'uomo, sei anni fa, soffriva di uno stato di agitazione psicomotoria, ovvero uno stato di tensione interiore che si può manifestare con un eccesso di attvità motoria. La dottoressa, secondo l'accusa, era a conoscenza di tale patologia. Dopo circa 20 giorni dal primo ricovero, il 23 luglio, il 77enne si trovava sistemato in un lettino con delle sbarre, protezione rivelatosi insufficiente data la successiva caduta fatale dell'uomo. Riuscì infatti a scavalcarle e a danneggiarle. Dopo soli quattro giorni dalla caduta e con il femore fratturato, impossibile da operare nelle sue condizioni, il suo cuore cessò di battere. 
 
Responsabile, per la procura, la dottoressa che conoscendo la situazione clinica avrebbe dovuto predisporre adeguate protezioni, come fasce per bloccarlo o sedativi notturni. In aula sono stati ascoltati gli operatori della struttura, che hanno raccontato di aver soccorso l'anziano e di aver trovato le sbarre di protezione piegate; i legali della dottoressa la ritengono senza responsabilità, in quanto era solo il medico di base nominato per il periodo di ricovero della vittima. Il giudice Stoppini ha rinviato al 12 febbraio per l'audizione di altri testi. (F.b.)

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