IVREA - Nella vita umana, secondo lo scrittore Henry James, tre cose sono importanti: la prima è essere gentili; la seconda è essere gentili e la terza è essere gentili. Evidentemente, però le opere dell’autore statunitense non fanno parte della personalissima biblioteca dell’operatrice del Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione (DEA) dell’Ospedale di  Ivrea che non ha brillato per gentilezza e sensibilità nel rispondere alla chiamata di una nostra lettrice, preoccupata per le condizioni dell’adorata nonna, ricoverata al nosocomio da alcuni giorni.

«Mia nonna è stata ricoverata al Pronto soccorso di Ivrea il 17 luglio. Da allora non è stato più possibile vederla. Di lei abbiamo pochissime notizie. Nessuno ci dice nulla e l’altra sera quando ho chiamato il DEA per chiedere informazioni sulle condizioni di salute, chi ha riposto (una signora) non ha avuto nessuna delicatezza, né sensibilità – racconta la nostra lettrice che ci ha segnalato l’episodio - Alla mia domanda se si poteva andare a trovarla, sono stata aggredita verbalmente. La risposta, in maniera molto seccata, è stata che non si può' assolutamente ed è inutile che le facciamo questo tipo di domande. Io capisco che ogni giorno ricevano la stessa domanda, ma mia nonna per me è unica come per ogni familiare il paziente ricoverato è unico e in condizioni del genere si vorrebbe solo un po'' di umanità. Non chiedevo altro...».

Un piccolo «scivolone» perdonabile per chi da un anno e mezzo lavora in condizioni molto difficili, sempre in prima linea, giorno e notte, nella lotta al virus. Alle equipe mediche dei nostri ospedali va infatti tutta la nostra stima per quanto hanno fatto e quanto stanno facendo in tempo di pandemia da Covid-19.  Un lavoro da «eroi» perché fatto oltre che con professionalità e competenza anche con quell’empatia e pietas umana che non si deve mai perdere, in nessun campo e momento.

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