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CANAVESE - Aggressioni verbali e, nei peggiori dei casi, anche fisiche, commenti inappropriati, body-shaming e insulti a sfondo sessuale. Il rapporto tra sport e donne non è sempre felice e certamente non per colpa di queste ultime. Lo sa molto bene Serena Moirano, originaria del Canavese. La 28enne è una professoressa di scienze motorie e sportive, oltre che una ciclista su strada. Con l'avvicinarsi della Giornata mondiale contro la violenza sulla donne, ha deciso di metterci la faccia per portare all’attenzione una tematica spesso trascurata: le molestie subite dalle donne durante le attività sportive, amatoriali in particolare.

Attraverso la sua testimonianza, rafforzata da un video, realizzato con il contributo di Fiab Aosta à vèlo, Serena ha raccontato uno spiacevole episodio che le è accaduto alcuni anni fa, mentre da sola stava percorrendo in bici una della tante magnifiche salite che offre il nostro amato alto Canavese. E' stata seguita da un'auto con a bordo due uomini. Dapprima le hanno fatto i fari, poi sono passati i colpi di clacson, mentre le si facevano sempre più pericolosamente vicini con la vettura, fino a bloccarla. A quel punto i due balordi sono scesi e hanno iniziato a molestarla verbalmente. Serena è stata salvata dall'arrivo improvviso ma provvidenziale di un'altra macchina. Rischiando di essere investita è riuscita a divincolarsi e a rifugiarsi dietro questa auto, mentre i due molestatori si allontanavano facendo perdere velocemente le loro tracce.

Pur essendo passato del tempo, quanto le è successo si specchia, purtroppo, nella cronaca di una realtà attuale, che non smette di verificarsi. Per questo Serena ha deciso di scendere nuovamente in campo per sensibilizzare e far riflettere sulla cultura dello sport e della società: «Non è stato banale ripercorrere questo squallido episodio che mi ha segnato profondamente un paio di anni fa. Ho cercato per molto tempo di cancellare questo ricordo doloroso, ma non è bastato a dimenticare. La verità è che il tempo non guarisce un bel niente, che dimenticare é impossibile ma che finalmente ho potuto guardare l’avvenimento da un altro punto di vista - ha scritto la 28enne sui social - Quando denunciai l’accaduto le parole che ricevetti mi ferirono ulteriormente: “Signorina non abbiamo abbastanza elementi su cui lavorare. Soprattutto se non ricorda la targa dell’auto. Le consigliamo comunque di non percorrere salite isolate all’ora di sera da sola, perché poi non possiamo lamentarci delle conseguenze”. Ebbene dalla vittima ero passata alla parte della colpevole. Per molto tempo ci ho creduto a queste affermazioni, mi sono sentita sporca e condannabile».

«Noi donne non siamo veramente libere. Non ci sentiamo sicure nemmeno praticando un’attività fisica come, quando e perché vogliamo. Molte di noi purtroppo hanno paura ad uscire da sole e devono sempre avere qualcuno appresso. Un campanello d’allarme si innesca automaticamente quando vediamo un uomo mentre siamo sole in mezzo ad un sentiero isolato, anche quando questo povero signore magari é il più buono del mondo. Ho perso il conto delle molestie verbali/avances, chiamateli come vi pare, che ricevo ogni giorno in bici. Qualche automobilista anche con soave delicatezza da mettermi in condizione di cadere o perdere l’equilibrio da un momento all’altro - conclude Serena - I giorni dove esco più camuffata d’inverno e la treccia non si vede riesco ad avere un po’ di pace per due/tre ore consecutive. Questo vale lo stesso per gli uomini? Io vorrei un giorno potermi sentire libera di correre alle tre di notte o alle cinque di mattina, di andare in bici potendomi permettere il lusso di abbassare la zip della maglietta su una salita con 40 gradi al sole senza ricevere colpi di clacson perenni. Vogliamo essere donne libere di realizzarsi e in questa settimana più che mai. Sogno un giorno che questi episodi possano finire e lo sport sarà veramente accessibile a tutti nello stesso modo». (foto di Simone Gaetano)