IVREA - Un'inchiesta coordinata dalla procura di Ivrea ha fatto luce su un consistente traffico di stupefacenti: 24 gli indagati, a vario titolo, per spaccio. Secondo gli investigatori, l'organizzazione avrebbe gestito un'attività con ramificazioni tra Ivrea, Fiorano Canavese, Baio Dora e Palazzo Canavese che smerciava, soprattutto, cocaina, hashish e crack.
L'attenzione degli inquirenti si è concentrata soprattutto sui flussi di denaro generati dall'attività illecita. Proprio per questo, venerdì 17 luglio 2026, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di oltre 110mila euro recuperati nelle abitazioni di quattro dei ventiquattro indagati.
I soldi sono stati sequestrati a un 27enne di Casale Monferrato, trovato in possesso di circa 65 mila euro; a un 25enne di Ivrea (20 mila euro), al fratello 38enne sempre di Ivrea (12 mila euro) e un 30 enne di Fiorano (14 mila euro). Ventuno dei ventiquattro indagati sono italiani e i presunti coordinatori dell'attività sono tutti nati e residenti a Ivrea. Gli altri sono originari di Colombia, Romania e Albania.
Gran parte degli indagati è residente a Ivrea. Gli altri risultano residenti o domiciliati a Samone, Cuorgnè, Fiorano, San Giusto Canavese, Bollengo, Palazzo, Caluso, Banchette e Parella a conferma di una rete radicata sul territorio.
Le somme erano custodite in contanti, spesso suddivise in mazzette avvolte nel cellophane e composte prevalentemente da banconote di piccolo taglio, circostanza ritenuta compatibile con gli incassi derivanti dallo spaccio al dettaglio. L'indagine si trova ancora nella fase preliminare, ma il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza sulla base delle intercettazioni telefoniche, dei servizi di osservazione e dei numerosi sequestri effettuati nel corso delle indagini da carabinieri, polizia e guardia di finanza.
L'inchiesta comprende anche la posizione di un operatore socio-sanitario, arrestato nell'agosto dello scorso anno dopo il ritrovamento di circa 800 grammi di cocaina nella propria abitazione. Un episodio che, secondo gli inquirenti, rappresenta uno dei tasselli dell'ampia rete di spaccio finita sotto la lente delle forze dell'ordine.













