LEINI' - Dopo 10 anni, 43 lavoratori e lavoratrici di un call center di Leinì rischiano di finire per strada: l'allarme dei sindacati sull'ennesima emergenza che riguarda l'occupazione in Canavese. Il 29 giugno scorso la Nbt (Numero Blu Torino), call center di Leinì mono-committente Intesa San Paolo per i servizi di Filiale Digitale, ha comunicato l’intenzione di voler procedere con la chiusura della sede di Leinì, con conseguente licenziamento di 43 persone, principalmente donne, a causa della ventilata volontà di Intesa San Paolo di non rinnovare ad ottobre 2026 l’attuale commessa in essere che queste operatrici gestiscono da oltre 10 anni.
«Se ci fosse la volontà, sia il committente Intesa San Paolo che la capogruppo della Nbt, Numero Blu Servizi (che segnaliamo avere in gestione molte altre attività in vari siti italiani), avrebbero la possibilità di dare continuità occupazionale mettendo al primo posto la loro responsabilità sociale del fare impresa - spiegano da Fim Cisl e Fiom Cgil - E invece siamo di fronte alla solita scelta di tutelare i profitti a scapito delle vite delle lavoratrici e dei lavoratori». Fim Cisl Torino e Canavese e Fiom Cgil Torino hanno già aperto lo stato di agitazione il 20 aprile per un importante calo di volumi di chiamate e nel frattempo hanno già interessato la Regione per chiederne un intervento preventivo, dalla quale si attende con urgenza una convocazione congiunta di tutte le parti.
Data la drammaticità della situazione le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di mettere in campo tutte le azioni ritenute utili alla difesa del loro posto di lavoro: si comincerà con uno sciopero l’8 luglio.
Vito Bianchino di Fim Cisl Torino e Canavese dichiara: «C’è l’assoluta necessità che i lavoratori dei call center non siano considerati dai committenti lavoratori di serie B; dopo 10 anni a gestirne i clienti non si può essere cestinati e magari scoprire che parte delle attività saranno delocalizzate in call center esteri. Banca Intesa dia garanzie di continuità alla commessa e Numero Blu si attivi per integrare anche altre commesse nel sito di Leini. Vanno invertite le logiche del massimo profitto a scapito della dignità dei lavoratori, in mancanza rischiamo di trovarci in questo settore di fronte a strategie le cui drammatiche conseguenze sociali sul territorio si andranno a sommare alle note problematiche già presenti nell’indotto automotive».
Giorgia Perrone di Fiom Cgil Torino aggiunge: «Siamo di fronte all’annuncio dello smantellamento di un intero call center che ha diligentemente servito un committente per 10 anni, nonostante la progressiva e costante erosione del suo lavoro. Intesa San Paolo senza remore sembra voler riprendersi in casa il servizio causando di fatto il licenziamento di 43 persone (la maggior parte donne) con competenze paragonabili ai suoi dipendenti diretti. Tutto questo proprio mentre la Banca dichiara utili da capogiro, lancia un’Opas da 30 miliardi di euro su Monte dei Paschi di Siena e prevede programmi d’assunzione da centinaia di persone nella Filiale Digitale. NBT non può sentirsi sollevata dalla sua diretta responsabilità sociale di datore di lavoro né tantomeno Intesa può pensare che non sarà ritenuta co-responsabile della falcidiatura di posti di lavoro proprio nel territorio in cui è nata e su cui insiste la sua sede principale con tutta la sua ampia influenza. Ci aspettiamo una soluzione tempestiva da parte di entrambe le società».












