La Regione Piemonte affianca il Friuli Venezia-Giulia nel progetto sperimentale di rimpatrio volontario dei migranti. Ieri, venerdì 9 agosto, è stato infatti siglato un accordo dal presidente Alberto Cirio, dal sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, dal capo dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, Michele Di Bari, e dai prefetti di Torino e delle altre province piemontesi.

«Il tema dell'immigrazione è per noi prioritario - ha commentato Cirio - E' importante sgomberare le occupazioni abusive come nel caso dell'ex-Moi, ma poi servono anche misure concrete per gestire la situazione che si viene a creare, altrimenti si rischia solo di spostare il problema da un posto all'altro. Questo progetto non dà un sussidio economico fine a sè stesso, ma pone le condizioni perchè un migrante possa tornare a casa e avere reali possibilità di restarci, avviando un'attività o reinserendosi nel mondo occupazionale. Diciamo spesso "aiutiamoli a casa loro", ma poi non lo facciamo: in questo caso alle parole seguono i fatti, anche attraverso le risorse messe a disposizione da un'Europa che troppo spesso ha lasciato solo il nostro Paese nel gestire un'emergenza, che però non è solo italiana. Siamo una terra solidale e accogliente, ma non possiamo esserlo a scapito del rispetto della legalità».

L'accordo siglato ieri prevede la sperimentazione di un modello di intervento a regia regionale, con una governance territoriale multi-livello per realizzare, in partnership con prefetture, enti locali, organzizazioni internazionali e realtà di riferimentod el settore, un circuito operativo in grado di incentivare i rimpatri volontari. Con l'obiettivo di creare le condizioni per un concreto reinserimento nel tessuto sociale e produttivo del Paese di origine del migrante. Ad ogni persona che accetterà di far parte del programma, sarà assegnato un contributo di 2mila euro, maggiorato del 50% se sarà accompagnato da un familiare e di un ulteriore 30% nel caso di un figlio. Particolare attenzione sarà prestata alle categorie vulnerabili. Il piano di rimpatri sarà finanziato in parti uguali con fondi europei e del Ministero dell'Interno.

«Cambia totalmente l'indirizzo della Regione: non più assistenzialismo fine a sè stesso, ma incentivi per far tornare le persone nelle terre di origine, offrendo loro delle prospettive e delle possibilità che qui da noi non potrebbero avere - ha aggiunto l'assessore regionale alla Sicurezza Fabrizio Ricca - Crediamo che questo progetto possa rappresentare un tassello in più per gestire la crisi migratoria. E il coinvolgimento degli ex-occupanti delle palazzine del Moi, definitivamente sgomberate nelle scorse settimane, può essere un banco di prova interessante».

 

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