NOLE - Una tragedia familiare segnata dalla depressione post partum e da un vuoto di memoria che dura ancora oggi. A quasi due anni dalla morte di una bambina di dieci mesi, trovata senza vita nella vasca da bagno in un'abitazione di Nole, il 22 novembre 2024, la Procura di Ivrea ha chiuso le indagini nei confronti della madre, accusata di omicidio.
Secondo la perizia psichiatrica disposta dagli inquirenti, la donna al momento dei fatti era incapace di intendere e di volere, pur essendo attualmente in grado di affrontare un processo. Una valutazione che potrebbe portare al proscioglimento per incapacità temporanea, nonostante il procedimento giudiziario prosegua.
Dalle indagini è emerso un quadro di forte fragilità psicologica legato alla depressione post partum. La donna avrebbe raccontato ai magistrati di aver chiesto aiuto già mesi prima della tragedia, manifestando il desiderio di essere ricoverata. Una richiesta che, secondo il suo racconto, non sarebbe stata accolta. Le sarebbero stati prescritti farmaci e consigliato un percorso terapeutico.
Anche il giorno della tragedia aveva un appuntamento con una psicologa. Di quelle ore ricorda soltanto frammenti: aver tolto i vestiti alla bambina, aver preparato l’acqua nella vasca. Poi il buio totale. Un vuoto che non è più riuscita a colmare. A scoprire quanto accaduto fu il marito, rientrato poco dopo nell’abitazione. L’uomo cercò immediatamente di rianimare la figlia, ma ogni tentativo si rivelò inutile.
Dopo il ricovero in ospedale, la donna è stata trasferita in una comunità protetta, dove si trova ancora oggi perché considerata socialmente pericolosa. Nei prossimi mesi la sua posizione sarà rivalutata, mentre resta il peso di una tragedia che continua a non avere una spiegazione.














