«Voglio solo morire». Così Gabriele Defilippi dal carcere torinese delle Vallette dove è detenuto da venerdì scorso, quando il complice Roberto Obert ha fatto trovare il corpo senza vita della professoressa Gloria Rosboch, la 49enne di Castellamonte uccisa lo scorso 13 gennaio a Rivara. L'altra mattina Gabriele, l'ex allievo diabolico, avrebbe tentato maldestramente il suicidio, annodando la canottiera al termosifone. Circostanza raccontata dal legale ma non confermata dalla polizia penitenziaria. Per il momento Defilippi è rinchiuso in isolamento, nella cella riservata alle persone pericolose. Sorvegliato a vista 24 ore su 24. Non mangia e non ha avuto modo di cambiarsi da una settimana a questa parte dal momento che nessuno dei parenti è disposto ad aiutarlo. 

Come richiesto dall'avvocato Pierfranco Bertolino, Defilippi sarà esaminato dal dottor Enzo Villari, primario di psichiatria dell’ospedale delle Molinette di Torino. Pare che Gabriele, quando aveva sedici anni, fosse già in cura al servizio di psicologia di Castellamonte del Ciss 38 di Cuorgnè. Circostanza emersa da una vecchia causa che la madre, Caterina Abbattista, aveva intentato davanti al giudice di pace cuorgnatese contro l'ex compagno. Alle Vallette, oltre ai sintomi di una personalità fortemente disturbata, secondo i legali Defilippi mostrerebbe sintomi precisi di una sofferenza psichica.
 
L’avvocato Matteo Grognardi, intanto, legale della madre di Defilippi, ne chiederà la scarcerazione al tribunale del riesame con la speranza di ottenere almeno gli arresti domiciliari. Ma se è vero che, allo stato attuale, la Abbattista non sembra avere legami diretti con la scena dell'omicidio, è altrettanto vero che ha mentito ai carabinieri quando ha raccontato i suoi movimenti del 13 gennaio. Qualcosa, insomma, non torna. 

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