Niente da fare. Anche la seconda battuta di caccia alla pistola ha dato esito negativo. Così come dieci giorni fa, carabinieri e militari del genio guastatori dell'esercito hanno passato al setaccio di boschi di Rocca Canavese e Barbania, questa volta insieme a Roberto Obert, 54 anni di Forno Canavese, l'uomo che quella pistola l'avrebbe nascosta in quelle zone lontane da occhi indiscreti. L'uomo, al momento detenuto nel carcere di Ivrea, è stato accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria a Barbania dove sono iniziate le ricerche dell'arma. Con lui c'era anche l'avvocato Celere Spaziante. Nonostante le indicazioni fornite agli inquirenti dallo stesso Obert, la pistola non è saltata fuori. Le ricerche con il metal detector non hanno rilevato l'arma nell'area indicata dall'uomo, in carcere per l'omicidio della professoressa Gloria Rosboch.

L'uomo ha circoscritto l'area dove avrebbe sepolto l'arma ma questo non è bastato per individuarla nella boscaglia. La pistola, una semiautomatica simile a quelle in dotazione alle forze dell'ordine, era stata consegnata a Obert da Gabriele Defilippi, nei giorni immediatamente successivi all'omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte. Non avrebbe attinenze con la dinamica dell'omicidio (anche se sarebbe la pistola che Gabriele ha mostrato più volte alla stessa professoressa) ma il suo ritrovamento avvalorerebbe il racconto dell'accaduto fin qui fornito da Obert. Un racconto che si scontra con la versione dei fatti che ha fornito ai carabinieri il suo amante Gabriele Defilippi.

Non è escluso che le ricerche, sempre con l'ausilio dell'uomo, possano riprendere nei primi giorni della prossima settimana. Il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, ha confermato di voler interrogare nuovamente Obert, Defilippi e la madre di quest'ultimo, Caterina Abbattista, ma è probabile che gli interrogatori si svolgano solo dopo che il Ris di Parma avrà consegnato in procura gli esiti dei rilievi scientifici effettuati la scorsa settimana sulle auto degli autori dell'omicidio e nelle abitazioni (di Castellamonte e Gassino) che Defilippi divideva con la madre e il fratellastro. La procura ha nuovamente ribadito che non ci sono legami tra l'omicidio della professoressa Rosboch e quello di Pierpaolo Pomatto, avvenuto a Rivarolo Canavese pochi giorni dopo. Anche se l'arma utilizzata per uccidere Pomatto ancora non è stata trovata.

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