Si complica ulteriormente la posizione di Mario Perri, 56 anni di Rivarolo Canavese, dietro le sbarre da febbraio quando è stato arrestato dai carabinieri per l'omicidio di Pierpaolo Pomatto, l'uomo di Feletto trovato cadavere in frazione Vesignano. Un collaboratore di giustizia ha confessato: «E' stato proprio lui ad uccidere Pomatto. Me lo ha confessato in carcere». Perri continua a dichiararsi innocente ma le prove raccolte dagli investigatori, a partire dal cellulare della vittima fino alla polvere da sparo presente sul giubbotto del presunto assassino, incastrano il pregiudicato di Rivarolo. Ora la sua posizione è ulteriormente aggravata dalle parole del collaboratore di giustizia.
 
L'incidente probatorio si è tenuto ieri in procura a Ivrea davanti al gip Stefania Cugge. I carabinieri, a dirla tutta, non hanno mai avuto dubbi sulla colpevolezza di Perri. Diverse testimonianze raccolte prima dell'arresto a Rivarolo avrebbero ricostruito per intero quello che accadde quella sera di gennaio. Dell'incontro tra i due, del viaggio in auto fino a Vesignano e di quel colpo di pistola alla nuca. Il ritrovamento del cadavere avvenne solo il giorno successivo. Secondo il collaboratore di giustizia, Perri avrebbe sparato a Pomatto per dei prestiti negati. Questione di soldi, comunque, così come hanno ipotizzato i militari dell'Arma e come hanno confermato i magistrati che, fin qui, si sono occupati del caso Pomatto.
 
Perri, dal canto suo, ha ribadito anche nel corso dell'incidente probatorio, quello che ha sempre sostenuto da febbraio a questa parte. «Non ho ucciso io Pomatto». Per ora non gli crede nessuno e gli indizi raccolti in questi mesi di indagini sono tutti contro di lui. 

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