La Corte d’Appello di Torino, ribaltando la sentenza del tribunale di Ivrea, ha dato ragione al Comune di Ozegna che, in primo grado, era stato condannato a pagare 50 mila euro di risarcimento al presunto cantoniere, Luigi A., 65 anni, che aveva segnalato alle autorità la sua opera non pagata di «cantoniere volontario». Persino l’Inail aveva presentato un ricorso per chiedere il riconoscimento del lavoro dipendente prestato dall’uomo tra il 1 luglio 2008 e il 30 settembre 2010. 
 
Secondo la denuncia presentata invece dal sindacato Cisl, il Comune avrebbe utilizzato il cantoniere nelle mansioni più disparate. Giardinaggio, viabilità alle scuole, manutenzioni varie. Il tutto per 150 euro mensili. Un contributo frutto di un accordo con gli assistenti sociali operanti sul territorio. Per il giudice di Ivrea, il 65enne avrebbe lavorato per la collettività di Ozegna, a tutti gli effetti come «collaboratore della pubblica amministrazione». Per questo gli sarebbe spettato il riconoscimento della posizione retributiva di un cantoniere. 
 
I giudici di Torino, invece, hanno accolto la tesi del Comune (allora il sindaco era Ivo Chiarabaglio): non c’era alcun rapporto di lavoro subordinato. Tra l’altro, così come hanno fatto presente i legali del Comune, l’amministrazione aveva preso in carico l’uomo su segnalazione dei servizi sociali, dando modo al soggetto di passare da una situazione di grave disagio ad una vita meno problematica. Il «cantoniere non cantoniere» dovrà anche pagare le spese processuali...

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