Lo scorso 18 febbraio al centro congressi dell'Unione Industriale di Torino, in occasione dei festeggiamenti per il sessantesimo anniversario della fondazione della FIDAS di Torino, è stata conferita la medaglia "Alessandra Re Rebaudengo" al donatore Michele Orso Giacone di Pont Canavese. Il riconoscimento viene concesso a quelle persone, anche non donatori, che negli anni si sono spese per l'associazione, sia con il dono personale del sangue ma anche con opera di propaganda e attività varie a favore del loro gruppo comunale.

Quest'anno sono stati consegnate 18 medaglie su un totale di 50000 donatori della Regione Piemonte. Durante la manifestazione ha portato il saluto della città di Torino il sindaco Chiara Appendino che ha pubblicamente ringraziato tutti i donatori a qualunque sigla appartengono, e in particolar modo tutte le persone che lavorano per far crescere queste importanti realtà. Molto apprezzato l'intervento del professor Mauro Salizzoni, primario dei trapianti di fegato all'Ospedale Molinette di Torino.

Michelangelo Orso Giacone, per tutti Michele, conosciuto dai donatori pontesi e non solo, è nato a Pont Canavese il 30 giugno del 1944. È entrato a far parte del gruppo Fidas con la prima donazione il 12 dicembre 1973, donando fino al 7 Giugno 1995 e raggiungendo il conferimento della seconda medaglia d'oro. In seguito, da più di 25 anni, fa parte del consiglio direttivo, prima come vice presidente e poi consigliere. Ancora oggi si adopera per il buon andamento del gruppo, dai lavori correnti alla presenza in occasione dei prelievi.

Michele fa parte di una famiglia di donator: la mamma Maria Perono Garoffo è stata insignita della medaglia d'oro e si è impegnata per molti anni nel direttivo. La moglie Desolina Giolitto Cereser, donatrice con più di 120 donazioni, è Cavaliere della Repubblica. Anche lei è nel direttivo. Michele ha fatto anche parte della locale sezione della Croce rossa. «Queste persone con le loro famiglie sono da esempio per le nuove generazioni - dice il presidente del consiglio direttivo, Renzo Feira - e dimostrano che quando non si può più donare si può essere utili e di vitale supporto per il gruppo».

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