Liquami non stoccati. Il tetto in eternit. E quintali spazzatura ai portata via. E' allarme ambientale alla Sandretto di Pont Canavese, l'azienda che ha appena annunciato 124 licenziamenti e la chiusura definitiva dello stabilimento. Al tavolo in Regione i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto presente che l'azienda rischia di diventare una bomba ambientale. Per la spazzatura e l'eternit, ad esempio, ma anche per gli oli esausti che da anni si trovano all'interno dello stabilimento pontese. Liquami che, adesso, con la chiusura definitiva dell'azienda, non si sa che fine faranno. 

La situazione è stata resa nota alla Regione Piemonte e al Comune di Pont che deve vigilare sulla situazione. Martedì partiranno i controlli del caso. Non è la prima volta che a Pont si parla di possibile inquinamento ambientale. Era già successo qualche anno fa con lo sversamento di liquami nel torrente Soana, così come avevano certificato i tecnici dell'Arpa di Ivrea. C'era poi un piano di recupero del tetto in eternit della fabbrica ma di quel piano nulla è stato fatto e le coperture potenzialmente pericolose sono ancora al loro posto.

Insomma la Sandretto di Pont continuerà a far parlare di se ancora un per un bel pezzo. Non solo per gli esuberi dei dipendenti (ormai inevitabili a meno di miracoli dell'ultima ora) ma anche per il futuro dello storico stabilimento pontese. La sensazione è che la situazione sia sotto controllo ma gli enti pubblici deputati al controllo dovranno fare gli straordinari, nelle prossime settimane, per scongiurare l'innesco della bomba ambientale.

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