“No comment”. Si trincera dietro a una frase fatta (che non vuol dire nulla) il vescovo d’Ivrea, monsignor Edoardo Cerrato. Nessun commento sulla spinosa vicenda dell’articolo anti-gay apparso sul bollettino parrocchiale di Rivarolo Canavese. “Io faccio il mio lavoro, voi fate pure il vostro. Non ho nulla da dire” ha detto ieri pomeriggio ai giornalisti uscendo dalla lezione tenuta al liceo Aldo Moro nell’ambito dei laboratori dell’Unitre di Rivarolo.
 
La sensazione è che anche in diocesi, a Ivrea, la situazione sia sfuggita di mano benché il vescovo non potesse non essere a conoscenza delle produzioni della professoressa del liceo Botta, Cristina Zaccanti, che da mesi scrive di gay e gender sulle pagine del “Risveglio Popolare”, settimanale edito proprio dalla diocesi eporediese.
 
L’articolo sul bollettino parrocchiale, del resto, non poteva passare inosservato perchè contiene affermazioni quantomeno “pesanti” sugli omosessuali. Anche opinabili, dal momento che vengono citate dubbie fonti scientifiche. Tra i passaggi più controversi, il riferimento alla pedofilia come “una delle tante vie per soddisfare il diritto al piacere, che può diventare un metodo pedagogico ammesso anche dall’Onu”. Oppure gli accenni al decreto legge attualmente al vaglio del Senato, che prevedrebbe fino a sei anni di carcere e un periodo di “rieducazione in un campo Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) per chi affermerà di essere a favore della famiglia naturale e contrario alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali”. 
 
O ancora le parti che riguardano l’Organizzazione Mondiale della Sanità (che favorirebbe la masturbazione nella scuola materna ndr) e la somministrazione di ormoni ai bambini “per ritardarne la crescita e orientarli all’omosessualità”.

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