Cinque anni di attesa. Adesso Rivabanca è realtà. Nel fango provocato dalla crisi economica che non ha risparmiato nemmeno il Canavese, la nascita di un istituto di credito può essere la base di partenza per la ripresa. Tanto più che si tratta di una banca per il territorio, come prevedono le regole che determinano l'esistenza stessa delle banche di credito cooperativo. 
 
«La soddisfazione è tripla – ammette il presidente di RivaBanca, Gianni Desiderio – perché apriamo in un momento storico particolare, con il sistema bancario in costante evoluzione. Il territorio potrà quindi fruire di una banca etica che è stata pensata proprio per le persone che vivono qui. E poi questa banca è l’unica di credito cooperativo che ha sede nella provincia di Torino». 
 
Era il 2010 quando un primo gruppo di un centinaio di persone decise di investire mille euro a testa per scrivere il primo piano industriale della futura banca. In pochi mesi il comitato promotore riuscì a raccogliere il capitale sociale di 5 milioni di euro, grazie allo sforzo di piccoli imprenditori, studenti, pensionati e risparmiatori che hanno sottoscritto quote da un minimo di 500 a un massimo di 50mila euro. Un mezzo miracolo.

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