Lo scorso luglio, Roberto R., 51 anni, di San Giorgio, ha presentato una querela nei confronti della clinica e dei medici che, a suo dire, gli hanno lasciato per sei anni un tubo di 30 centimetri al fondo dello stomaco. Nei giorni scorsi, la Procura di Torino ha chiesto l'archiviazione del caso. Alla richiesta, l'avvocato Giampiero Bonino, che rappresenta il protagonista di questa assurda vicenda, si è opposto chiedendo il rinvio a giudizio e ulteriori indagini. Il giudice si è riservato. 

Roberto R. sarebbe potuto morire dopo l’errore commesso dai medici della clinica durante un’operazione chirurgica nel 2013: bastava un pugno, un colpo allo stomaco, e quel tubo gli avrebbe causato un'emorragia interna. L’intervento a cui si sottopose era per un’infiammazione alla colecisti, motivo per il quale gli fecero un'anestesia totale. Il paziente si accorse che al termine dell’intervento qualcosa non andava per il verso giusto: ancora intontito, sentì due infermieri discutere tra loro a proposito del tubo della respirazione artificiale.
 
Sul momento non ci diede peso, però, purtroppo qualcosa era accaduto davvero. Infatti, a tre mesi dall'intervento, cominciarono i dolori di stomaco e all'addome, l’acidità e il vomito. Il medico di base gli prescrisse delle semplici medicine per malattie gastrointestinali. E le successive ecografie non diedero alcun esito. Una tac ha rivelato il problema scoprendo quel tubo di gomma nello stomaco. I medici sono riusciti ad estrarlo senza un'operazione chirurgica e da allora le condizioni del paziente sono andate via via migliorando. Visti i sei anni difficili trascorsi, il 51enne ha deciso di denunciare l'accaduto.

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