SAN GIUSTO CANAVESE - Nicola e Patrick Assisi, padre e figlio originari del Canavese, secondo le indagini dei carabinieri, hanno per anni rifornito i principali cartelli della ‘ndrangheta mondiale di cocaina purissima, sgattaiolando tra Italia, Portogallo e Brasile. Tonnellate di cocaina sono partite dal porto di Santos e approdate poi al porto di Gioia Tauro, raggiungendo infine le città di Torino e Milano. Ed è proprio per questo che i due broker (tra i più importanti al mondo del narcotraffico) sono detenuti in carcere in Brasile, sulla citazione a giudizio della corte d'appello di Torino, accusati dell’importazione i migliaia di chili di droga a cavallo tra il 2015 e il 2016. 

Gli Assisi attendono da gennaio di essere giudicati in Italia nel processo d'Appello dell'indagine ribattezzata Pinocchio, dopo la condanna in primo grado a trent’anni. Il problema di tutta questa storia, apparentemente semplice da risolvere, nasce dal fatto che il Brasile non consegna i due detenuti all’Italia, in quanto manca la firma del giudice del tribunale regionale di Brasilia. Senza questa firma, gli Assisi non possono esercitare il loro diritto, ovvero scegliere se rinunciare a presenziare o chiedere di essere trasferiti in Italia. Da qui, ne consegue che il processo non può essere celebrato.

L'estradizione dei due era stata concessa ormai da tempo e nell’attesa di eseguirla, il tribunale brasiliano ha già condannato i due ex latitanti a 15 anni di carcere per la droga trovata e ovviamente sequestrata nel loro covo di San Paolo. Secondo la legge sudamericana i due Assisi, in attesa dell’estradizione definitiva, avrebbero dovuto scontare la condanna maturata per reati commessi sul loro territorio, modificando quindi nuovamente lo scenario e implicando l’ennesima attesa. 

 

I due ex latitanti sono accusati di questioni gravissime, non solo legate alla droga, ma anche alla mafia: la Direzione Antimafia di Torino sostiene infatti, dopo la conclusione dell’operazione Cerbero, che Nicola Assisi sia, oltre che un broker mondiale, anche un importante boss dell’ndrangheta. L’insieme di questi processi fissati e saltati, in aggiunta alla mole di accuse (seppur ipotetiche) nei confronti dei due Assisi, rende questa storia sempre più paradossale. 

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