Piaccia o meno, da oggi è iniziato il lavoro che porterà, entro la fine dell’anno, alla Città Metropolitana di Torino. Addio alla Provincia. «Sono tre le condizioni necessarie per partire con il piede giusto nella costituzione della Città Metropolitana: bilancio sano, percorso condiviso con i 315 Comuni ed equilibrio territoriale nella rappresentanza del prossimo Consiglio Metropolitano». Con queste parole il vicepresidente della Provincia, Alberto Avetta, ha aperto oggi l’assemblea dei Sindaci in corso Inghilterra (nella foto i sindaci in platea).
 
2 milioni e 200.000 abitanti, oltre 3.000 Km di strade (la gran parte dei quali in montagna e in collina), 160 edifici scolastici che ospitano circa 90.000 studenti. Le risorse investite nel 2013, malgrado i pesantissimi tagli operati dal Governo nazionale, ammontano a 100 milioni di Euro per la formazione professionale, 35 milioni per i trasporti, 10 milioni per le politiche del lavoro, 16 milioni per la manutenzione di strade ed edifici scolastici, 6 milioni per azioni di solidarietà sociale.
 
Il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha sottolineato che inizia ora un percorso costituente. La nuova sfida per tutti è quella di riempire di contenuti e norme specifiche ciò che la Legge Delrio non ha normato a sufficienza o ha lasciato in sospeso. «Il percorso, - ha ricordato Fassino - è scandito da una prima fase transitoria, con l’elezione, il 28 settembre, del Consiglio Metropolitano e con l’adozione dello Statuto entro fine anno. La Città Metropolitana sarà una Città di Città, un’associazione di Comuni, che nascerà se la costruiamo tutti insieme con pari dignità».
 
Che fine farà il Canavese in questo calderone? «Ogni territorio ha la sua peculiarità. – ha riconosciuto Fassino - i nodi da affrontare sono innanzitutto la dimensione e la complessità territoriale. Per garantire la condivisione della governance, occorrerà creare una struttura in cui ciascun territorio si riconosca. Dovremo pensare ad un’area metropolitana articolata in una serie di Zone omogenee come, ad esempio la Valle di Susa, l’Eporediese, il Canavese, il Pinerolese, il Chierese, il Carmagnolese». Ognuno avrà i suoi rappresentanti. Sei dalla città di Torino, altrettanti dall’hinterland. Gli altri sei alle zone omogenee del resto della Provincia. Uno spetterà all’area del Canavese (riconosciuta nel territorio dell’ex Asa) e uno all’eporediese. Conteranno qualcosa?

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