L'operatrice socio sanitaria della casa di riposo s'infortuna per salvare un'anziano da una brutta caduta. Solo che l'Inail, l'infortunio, glielo riconosce dopo mesi, quando la stessa è già stata licenziata perchè, in malattia, ha superato il tetto massimo di giorni di mutua. Un pasticcio all'italiana «in parte sanato» dal giudice del lavoro del tribunale di Ivrea che ha bollato il licenziamento come nullo. Solo «in parte sanato» perchè, nonostante l'ordinanza del tribunale, l'operatrice socio sanitaria Antonella Genisio, 57 anni di Pratiglione (a sinistra nella foto), non è stata ancora riassunta.

L'episodio si è verificato a Valperga, nella casa di riposo allora gestita dall'istituto religioso delle figlie della sapienza. Il problema si è posto quando l’Inail ha «declassato» l’infortunio alla spalla, patito dalla 57enne, in «semplice» malattia. L'operatrice sanitaria ha presentato ricorso. Nell’attesa della conclusione del procedimento, però, l'istituto religioso l’ha licenziata comunque. Così la donna, tutelata dall'avvocato Silvia Rossetto, ha dovuto impugnare anche quel provvedimento. Purtroppo il reintegro, per ora, è rimasto solo sulla carta: il 1 gennaio 2018 la gestione della casa di riposo è passata alla cooperativa sociale «Anteo». «A causa della legge Fornero non abbiamo potuto chiamare in causa la coop, perché in quel momento non era il datore di lavoro – spiega Angelo Alice della Cgil, al centro nella foto – ci auguriamo di trovare una soluzione bonaria altrimenti dovremo ricorrere ancora in tribunale».

L'infortunio è datato novembre 2016. Per salvare l'anziano, la donna si procura una lacerazione dei tendini della spalla ed è costretta anche a farsi operare. Il 3 maggio 2017 arriva il licenziamento: l’Istituto delle figlie della Sapienza la lascia a casa per «superamento del periodo di comporto». 184 giorni di assenza, quattro in più dei 180 consentiti dal contratto di lavoro «Agidae». Un conteggio, però, errato secondo l'avvocato Silvia Rossetto, a destra nella foto: «Il 12 settembre 2017, infatti, l’Inail ha riconosciuto la “causa violente” e quindi l’infortunio sul lavoro. Sottraendo così i 30 giorni di infortunio le assenze per malattia della mia assistita scendono a 154 giorni e non superano la soglia dei 180». Tesi difensiva accolta dal giudice. Ora non resta che sperare nel reintegro sul posto di lavoro. L'istituto religioso è stato anche condannato al pagamento degli stipendi arretrati e dei contributi pensionistici a favore dell'operatrice socio sanitaria.

Galleria fotografica

Articoli correlati