VOLPIANO - Il Tar Piemonte ha respinto il ricorso presentato dal papà di un calciatore under 14 del Carmagnola, protagonista di un episodio di violenza lo scorso agosto a Collegno, al termine di una partita di calcio giovanile (nel video). L'uomo è stato colpito da un Daspo di due anni, come deciso dalla questura di Torino.
Al termine dell'incontro, il figlio del ricorrente finì a terra e fu preso a calci e pugni dopo una lite con un avversario. Il padre scavalcò la recinzione e si diresse contro un ragazzo dell'altra squadra, di Volpiano, colpendolo alla testa e alla schiena. Ne nacque un furibondo parapiglia. I giudici del Tar Piemonte, visionate le immagini video che documentano l'accaduto, hanno confermato il Daspo di due anni al genitore. Per l'altro adulto coinvolto nella gazzarra, dirigente della squadra avversaria del Volpiano, la questura ha spiccato un Daspo di un anno.
«La videoregistrazione sopramenzionata attesta che l'uomo si è scagliato contro l’aggressore del figlio dopo che i giovani erano già stati separati, quando cioè la colluttazione tra i due era già terminata (seppur da pochi secondi) - scrivono i giudici del Tar - il fatto stesso che il primo pugno del ricorrente sia stato inferto alla schiena (e alla parte posteriore del capo) del ragazzo, attesta che il giovane si stesse allontanando e avesse quindi interrotto l’aggressione. Conferma in tal senso viene dal fatto che, quando il ricorrente sferra il primo pugno (minuto 0.45 della registrazione), il figlio è ben visibile in piedi alla sua sinistra, e lo si vede camminare verso gli spalti, accompagnato da un adulto (in tuta nera) e da altri compagni di squadra».
«Successivamente il giovane corre e salta in esultanza, senza apparenti problemi fisici, evidentemente ignaro della rissa che il padre aveva avviato alle sue spalle (minuti 0.47-0.51). In tutto questo tempo, l'uomo pare disinteressarsi delle condizioni del figlio, al punto che, quando finalmente torna verso gli spalti (sparendo oltre il margine sinistro dello schermo), il figlio è visibile al centro dell’inquadratura, mentre cammina ed esulta sul campo da gioco (minuti 1.04 - 1.15). Anche insomma al termine della rissa (quando – si badi – la colluttazione dei giovani era finita da più di trenta secondi), il ricorrente non si è immediatamente avvicinato al figlio e non ha preso diretta contezza delle sue condizioni».
«Ad ogni buon conto, va ribadito che il ricorrente si è scagliato, con violenza evidente, contro un giocatore appartenente alla categoria “Under 14”, ossia un ragazzo di età compresa tra i tredici e i quattordici anni. Anche dunque a trascurare la violenta colluttazione avuta con il dirigente sportivo della squadra avversaria (minuti 0.46-0.58), i fatti posti in essere dall'uomo non si appalesano bagatellari o di scarsa pregnanza offensiva, e non vi è immediata evidenza del fatto che essi siano giustificabili a titolo legittimo soccorso». Oltre al danno anche la beffa: il genitore dovrà anche pagare 1000 euro per le spese di lite.











