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CASTELLAMONTE - Un libro appassionante e coinvolgente, che racconta attraverso le vicende di alcuni personaggi di ieri e di oggi l’emigrazione. Corsi e ricorsi storici, che si specchiano nelle vite dei piemontesi che all’inizio del secolo partivano da Genova e Le Havre per l’America e in quelle di chi adesso attraversa il Mediterraneo e l’Africa sperando di trovare in Italia e in Europa «La Merica». C’è questo e molto altro nelle più di 230 pagine del nuovo romanzo di Enzo Sapia: «Oltre il mare c’era la Merica».

«L’idea del libro nasce parlando con Tiziana Bertoglio, titolare di un negozio di giocattoli a Castellamonte – spiega l’autore, insegnante elementare in pensione, che ha collaborato per più di 10 anni, in qualità di corrispondente, con un noto settimanale locale e fa attualmente parte della redazione della rivista “I Quaderni di Terra Mia” - E’ stata lei a parlarmi di suo nonno paterno Pietro, che ad appena 7 anni era andato a lavorare come spazzacamino in Francia, passando per la Galisia. A 19 anni era poi partito per l’America. Era salpato a bordo di una nave non dallo scalo di Genova, perché era “sotto naia” ma da Le Havre, raggiunta dall’Italia attraverso il Moncenisio. Fu uno dei nostri primi emigranti nel continente americano. Ho così raccontato la sua storia, un po’ romanzata, delle sue avventure oltre oceano, fino al ritorno in Italia. Contemporaneamente, racconto anche la vicenda di due ragazzi marocchini: Habib e Karim, che a 12 anni si sono nascosti nel portabagagli di un pullman che li ha portati fino in Spagna dove poi sono stati scoperti. Dalla penisola iberica sono poi giunti in Italia, in Canavese, dove attualmente lavorano e sono ben inseriti nella società».

Il libro mette in evidenza, in parallelo, come a distanza di oltre un secolo si ripetano certe dinamiche quando si parla di un fenomeno così complesso come l’emigrazione: «E’ stato quasi naturale collegare queste storie e personaggi, che si sono sviluppate in contesti e periodi storici differenti, ma sono legate dal denominatore comune dell’emigrazione, che c’è sempre stata anche se osteggiata – aggiunge Enzo Sapia, che nato a Spezzano Piccolo (CS) nel 1947 ed è residente a Castellamonte dagli inizi degli anni sessanta - Nelle pagine del romanzo emergono proprio queste similitudini. Pietro come i due giovani africani ha dovuto adattarsi appena sbarcato in una nuova terra, facendo anche i lavori più umili per sopravvivere e realizzare i loro sogni».

La copertina del romanzo ha una sua genesi speciale: «Il titolo richiama “la Merica” come venivano chiamati nel gergo popolare gli Stati Uniti d’America. La foto della copertina, invece, ha avuto una sua storia particolare. Il copyright appartiene al Museo dell’Emigrazione di Lucca e all’Archivio Fondazione Paolo Cresci. Appena l’ho vista mi ha colpito e ho chiesto il permesso a questi due enti di poterla utilizzare. Non riuscivo però a contattare il responsabile – ci dice lo scrittore canavesano - Ci è riuscito poi l’editore Baima e Ronchetti, ma la prima foto che ci hanno inviato era quella sbagliata. Alla fine, è arrivata poi quella giusta e molto bella che è in copertina di “Oltre il mare c’era la Merica”. Nello scatto si vede il momento in cui la nave si allontana dal porto. C’era allora l’usanza che chi si trovava a bordo portasse con sé un gomitolo di lana. Poi ne teneva il capo e lo buttava sulla banchina, dove veniva afferrato da un familiare o amico che srotolava il filo. Quest’ultimo si tendeva sempre di più con l’allontanarsi della nave fino a che si rompeva del tutto. Era l’ultimo legame che rimaneva con la terra ferma. Ecco il perché trovo questa foto molto suggestiva. Sono contento di essere riuscito a metterla nella copertina».

«In quarta di copertina, invece, c’è un disegno realizzato, come nell’altro libro, “Il fischio di Cardillu”, da mio nipote Niccolò Silotto. Ha 12 anni e ha disegnato la Gascogne: la nave con cui Pietro Bertoglio era arrivato in America. Ho dedicato questo libro a mio padre, mia madre e mio fratello che, come me, hanno vissuto l’emigrazione negli anni ’60 venendo dal meridione in Piemonte – conclude Enzo Sapia - Sono già al lavoro per il prossimo libro. Ho finito in questi giorni di scrivere una storia minimalista di Castellamonte, in cui racconto di personaggi, fatti, del Carnevale, della Mostra della Ceramica e di come si viveva in passato in città. E’ la storia della gente comune. Mi sto inoltre documentando per scrivere la storia romanzata, seguendo però il corretto percorso storico della sua vita, di Antonio Lebolo, del quale si sa ancora poco».