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CASTELLAMONTE - Nel pomeriggio di sabato 26 ottobre, presso la canonica, la frazione Muriaglio ha ricordato l’ingegner Renzo Moriondo. La pioggia battente non ha fermato parenti, amici, il sindaco di Castellamonte, Pasquale Mazza, e i tanti compaesani che si sono riuniti per rendere omaggio alla memoria di un uomo innamorato del suo paese, della sua storia e della sua lingua.  

A 50 anni dalla stesura della sua poesia «Muriaj», dedicata proprio al borgo in cui visse, la Società di Mutuo Soccorso Agricola e Operaia della frazione ha voluto celebrarne l’impegno per il territorio. L’emozionante componimento di Renzo Moriondo, sabato 26 ottobre, è stato letto con straordinaria bravura interpretativa da Luciano Magario. All’evento è intervenuto anche un ospite d’onore: il conte Carlo Alberto Marchetti San Martino di Muriaglio, il cui casato ebbe origine proprio nell’omonima frazione.

L’ingegner Renzo (Lorenzo) Moriondo, scomparso il 6 aprile 2009, era nato  il 4 maggio del 1917 a Torino. La famiglia paterna discendeva dal casato di Campo conosciuto  come «Cuj del Taro» ovvero: «Quelli del Notaio». Il giovane Renzo era solito trascorrere  gran parte dell’estate  proprio nelle piccola frazione per poi terminare  le vacanze nella casa della famiglia materna a Pecetto. Una volta cresciuto, nella frazione Muriaglio, a diciannove anni, Renzo conobbe quello che sarebbe stato il suo grande amore: Fiorella Sategna, appena sedicenne. Un legame durato tutta la vita. Fiorella discendeva da un antico casato di Muriaglio e già viveva nella storica dimora in cui ancora oggi trascorre  i momenti di relax la figlia Grazia con  il marito Giovanni Piccotti e il figlio Andrea. Con le nozze, nella seconda metà degli anni ’40, Muriaglio divenne il luogo del cuore di Renzo e Fiorella.  Il periodo della guerra fu duro e delicato, ma regalò a Renzo l’opportunità di conoscere  i soldati anglo americani rifugiatisi in frazione Filia che poi tentarono la «traversata della Galisia». Da loro imparò l’inglese, una lingua tanto amata da volerla spesso usare per conversare con la figlia, e per lunghi anni sarebbe rimasto in contatto con “Harold”, l’unico sopravvissuto. Quei soldati entrarono nel cuore di Renzo e Fiorella. Spesso la coppia portava loro dei viveri e si intratteneva per  qualche momento in amicizia. Il genero Giovanni ricorda: «Mio suocero sconsigliò vivamente al gruppo di mettersi in viaggio vista la stagione invernale ormai iniziata. L’unico ad ascoltare quel prezioso consiglio fu Harold. Grato per aver salvato la vita, l’inglese, amante dell’Italia e del buon cibo, promise di venire a trovare Renzo ogni due anni e così fece fino alla fine dei suoi giorni. Mi regalò una penna della Parker che conservo ancora gelosamente. Quando morì, ormai alcuni anni fa, la figlia ci comunicò la notizia dicendo che nel suo portafoglio aveva ancora ritrovato le nostre foto. Mi piace ricordare questa  storia perché è un grande esempio di amicizia e sentimenti sinceri».

Laureato in Ingegneria Civile con una specializzazione legata al mondo dell’Idraulica, Renzo per tutta la vita fu un libero professionista.  Quando non si dedicava al lavoro e alla famiglia, la sua passione erano gli studi della lingua piemontese, della storia del paese  e  quelli legati alle origini della famiglia della moglie, risalente addirittura al 1600 e le cui vicende sono intimamente collegate a quelle dei Conti Marchetti San Martino di Muriaglio. Grazie alla collaborazione dei diversi sacerdoti succedutisi in paese, gli fu possibile scoprire interessanti legami tra le famiglie e le gesta degli antenati. Di intelletto curioso ed animo sensibile, Moriondo, da tutti amabilmente chiamato «L’Ingigner»,  amava scrivere poesie. Tra le sue opere maggiori spicca il componimento «Muriaj», dedicato proprio all’amato paese e ai primi segni di cambiamento che gli pareva di cogliere col passare degli anni. Fu presidente  e socio dell’Ente Ricreativo Muriagliese e si impegnò sempre per portare progetti culturali nella frazione. Ancora oggi sono da ricordare le serate teatrali dialettali e non, i concerti di musica classica e gli spettacoli di illusionismo.  Fu suo il progetto della fontana che, a fine anni ’80, venne realizzata e poi inserita nella centralissima piazza principale. Grazia ricorda: «Se oggi mio papà fosse qui con noi sarebbe profondamente orgoglioso per questo prezioso riconoscimento del  suo impegno e delle sue opere».